Al centro il compromesso fra sicurezza e tutela dei diritti
Il governo accelera sull’intelligenza artificiale e prepara il decreto destinato ad accompagnare l’attuazione italiana dell’AI Act europeo, il regolamento che disciplina lo sviluppo e l’impiego dei sistemi di IA nell’Unione. L’obiettivo è duplice: da un lato garantire regole certe per cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni, dall’altro evitare che il Paese perda terreno nella corsa globale all’innovazione.
Il provvedimento, approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri, definisce il quadro nazionale di governance e individua le autorità chiamate a vigilare sull’applicazione delle norme europee. Il decreto si muove lungo una direttrice precisa: promuovere lo sviluppo dell’intelligenza artificiale senza sacrificare i diritti fondamentali, la sicurezza e la trasparenza delle decisioni automatizzate.

Tra i punti centrali figurano il rafforzamento della formazione, l’introduzione dell’IA in numerosi ambiti della pubblica amministrazione e il sostegno alle imprese che investono in queste tecnologie. Allo stesso tempo vengono fissati limiti chiari nei settori più sensibili. In ambito lavorativo, ad esempio, le decisioni che riguardano assunzioni, licenziamenti o valutazioni del personale non potranno essere affidate esclusivamente a un algoritmo: dovrà sempre rimanere un controllo umano. Analogamente, nella giustizia l’intelligenza artificiale potrà svolgere funzioni di supporto, ma la decisione finale continuerà a spettare al magistrato.
Il decreto arriva in una fase cruciale dell’AI Act. Dal 2 agosto entrerà infatti in vigore una parte rilevante degli obblighi previsti dal regolamento europeo, a partire da quelli sulla trasparenza. I cittadini avranno il diritto di sapere quando stanno interagendo con un sistema di intelligenza artificiale o quando immagini, testi e contenuti audiovisivi sono stati generati artificialmente.
Per il governo la sfida è trovare un equilibrio tra innovazione e tutela dei diritti. L’Italia punta così a dotarsi rapidamente di un quadro normativo capace di accompagnare la diffusione dell’intelligenza artificiale nei servizi pubblici e nel sistema produttivo, mantenendo però al centro il principio secondo cui la responsabilità ultima delle decisioni deve restare sempre nelle mani delle persone.





