Se l’AI non basta

2-03-2026 | News

Una ricerca dimostra che il 95% dei progetti legati all’AI non supera la fase pilota.

Si fa presto a dire AI. Il problema è saperla usare. Secondo una ricerca realizzata da iKN Italy insieme a Casaleggio Associati e rilanciata dal Sole 24 Ore, circa il 95% dei progetti di intelligenza artificiale avviati dalle aziende non supera la fase pilota, mentre il 60% delle imprese dichiara benefici inferiori alle aspettative. Il problema non è tecnologico, ma strategico: molte organizzazioni continuano a trattare l’AI come un software da acquistare, anziché come una trasformazione strutturale dei processi aziendali. Il dato, apparentemente sorprendente, in realtà conferma una tendenza già osservata a livello internazionale. Studi del MIT di Boston mostrano che la quasi totalità dei progetti di intelligenza artificiale generativa non produce risultati misurabili perché viene inserita in organizzazioni non preparate ad assorbirne l’impatto operativo. L’errore più frequente consiste nell’applicare l’IA a processi inefficienti, automatizzando il caos invece di ripensare il modello produttivo.

Immagine da Freepik

C’è poi un’altra criticità, spesso sottovalutata e riguarda la sottovalutazione dei costi. Le aziende tendono a considerare solo l’investimento iniziale, licenze, piattaforme o consulenze, ignorando elementi decisivi come la qualità dei dati, la formazione del personale, la governance interna e la manutenzione continua dei modelli. Senza queste componenti, i progetti restano sperimentazioni isolate incapaci di generare ritorni economici. Meno della metà delle imprese, secondo la ricerca citata, possiede oggi una visione completa del rapporto tra costi e rendimento dell’intelligenza artificiale.

A pesare è anche un fattore temporale spesso trascurato. L’adozione tardiva comporta una perdita cumulativa di competenze e dati che diventa rapidamente difficile da recuperare: chi integra prima l’AI costruisce vantaggi organizzativi progressivi, mentre chi rimanda resta intrappolato nella fase sperimentale. Ma anche la corsa indiscriminata produce effetti opposti, generando investimenti privi di obiettivi chiari e destinati a essere abbandonati.

L’AI, dunque, è una tecnologia fondamentale per il nostro futuro. Ma lo studio dimostra come, per implementarla, ci sia necessariamente bisogno di una strategia e di una guida umana.

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