Il cambiamento climatico mette a rischio la produzione agricola

26-05-2025 | News

Secondo un report di Bcg potrebbe contrarsi del 35% entro il 2025

Oltre un terzo della produzione agricola mondiale potrebbe scomparire entro il 2050 a causa degli effetti sempre più gravi del cambiamento climatico. A lanciare l’allarme è il nuovo rapporto Building Resilience in Agrifood Supply Chains, realizzato da Boston Consulting Group (BCG) in collaborazione con Quantis, che fotografa un sistema agricolo globale già sotto pressione, reso ancora più vulnerabile dalla concentrazione della produzione in poche aree e dalla crescente instabilità geopolitica.

Secondo lo studio, il 65% della produzione agricola e il 70% dell’apporto calorico globale dipendono oggi da appena 15 colture. Una fragilità strutturale che, con l’intensificarsi degli eventi climatici estremi, rischia di trasformarsi in una crisi sistemica.

Un caso emblematico è quello del riso: alimento base per miliardi di persone, rappresenta da solo il 22% delle calorie consumate a livello globale. Tuttavia, la produzione è destinata a ridursi del 9% entro il 2050. I cinque principali produttori mondiali – tra cui India, Bangladesh e Indonesia – potrebbero registrare un calo medio del 18%, con ripercussioni dirette sulle economie locali e sulla sicurezza alimentare. Il Bangladesh e il Vietnam rischiano perdite economiche fino a 4 miliardi di dollari, mentre l’India e la Cina potrebbero subire danni rispettivamente di 9 e 6 miliardi.

“Milioni di agricoltori, soprattutto nei Paesi emergenti, stanno già affrontando una crescente pressione economica”, si legge nel rapporto. “I margini di guadagno potrebbero ridursi del 30-40%, un livello che non consente più di reinvestire nella qualità delle colture, nella protezione del suolo o nell’adozione di tecnologie”.

Le conseguenze si riflettono anche sui mercati internazionali, come dimostra il caso del cacao. Oltre il 60% della produzione mondiale proviene da Africa occidentale, in particolare da Costa d’Avorio e Ghana. In queste aree, l’aumento delle temperature, le piogge irregolari e le malattie delle piante stanno compromettendo i raccolti. Risultato: prezzi alle stelle, con un picco di 13.000 dollari per tonnellata raggiunto lo scorso dicembre.

Il quadro delineato dallo studio è chiaro: senza interventi urgenti per rendere più resilienti le filiere agroalimentari, il rischio non è solo la perdita di produzione, ma l’aumento della fame, dell’instabilità economica e delle tensioni sociali su scala globale.

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