Ai ci dice quale sia la nostra vera età

21-09-2026 | News

L’algoritmo sarà in grado di stabilire come stiamo invecchiando

La carta d’identità potrebbe non dire tutta la verità sulla nostra età. Due persone nate lo stesso giorno possono infatti avere organismi molto diversi: uno può mostrare i segni di un invecchiamento più rapido, l’altro conservare caratteristiche biologiche tipiche di individui più giovani. È la differenza tra età anagrafica ed età biologica, un campo sul quale ora sta entrando anche l’intelligenza artificiale.

L’obiettivo è utilizzare algoritmi capaci di mettere insieme una grande quantità di informazioni sul nostro organismo e individuare segnali che, presi singolarmente, direbbero poco. Parametri del sangue, metabolismo, infiammazione, funzionalità degli organi e modificazioni epigenetiche del DNA possono contribuire a costruire una sorta di fotografia dell’invecchiamento del corpo.

Immagine da Magnific

Uno dei filoni più studiati è quello degli “orologi epigenetici”, che osservano soprattutto la metilazione del DNA, modificazioni chimiche che cambiano con il passare degli anni. Modelli come Horvath, PhenoAge o GrimAge cercano così di stimare non quanti anni siano trascorsi dalla nascita, ma a quale velocità stia invecchiando l’organismo.

Ed è qui che l’intelligenza artificiale può fare la differenza: analizzando contemporaneamente enormi quantità di dati biologici, gli algoritmi possono riconoscere schemi difficili da individuare con metodi tradizionali e arrivare a una stima sempre più personalizzata.

Conoscere l’età biologica potrebbe avere soprattutto un valore preventivo. Alimentazione, attività fisica, sonno, stress, fumo e consumo di alcol possono infatti incidere sul modo in cui invecchiamo. Misurare nel tempo determinati indicatori potrebbe quindi aiutare a capire se un cambiamento nello stile di vita stia producendo effetti sull’organismo.

Ma attenzione a non trasformare un indicatore in un verdetto. L’età biologica non è ancora una misura univoca e diversi sistemi possono restituire risultati differenti. La ricerca sui biomarcatori dell’invecchiamento è promettente, ma non esiste ancora un metodo universalmente riconosciuto per stabilire quanti anni abbia “davvero” il nostro corpo.

L’IA, insomma, non ha ancora trovato l’elisir di lunga vita. Ma potrebbe aiutarci a capire non soltanto quanto abbiamo vissuto, bensì come stiamo invecchiando.

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