L’Europa vuole un cloud “sovrano” per sfidare i giganti americani
L’Unione europea accelera sulla sovranità tecnologica e prepara una delle più ambiziose offensive industriali degli ultimi anni contro la dipendenza da Stati Uniti e Cina. La Commissione europea ha infatti presentato un pacchetto di misure che punta a rafforzare le capacità europee nel cloud computing, nell’intelligenza artificiale e nella produzione di semiconduttori, con l’obiettivo dichiarato di ridurre il peso dei colossi statunitensi come Amazon, Microsoft e Google nelle infrastrutture digitali considerate strategiche.
Al centro dell’iniziativa c’è il nuovo Cloud and AI Development Act, una proposta legislativa che introduce criteri di “sovranità” per i fornitori di servizi cloud nei settori più sensibili, come sanità, energia, finanza e pubblica amministrazione. L’idea di fondo è semplice: i dati e i servizi essenziali per il funzionamento delle società europee non dovrebbero dipendere da aziende sottoposte a legislazioni straniere.

La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha spiegato che l’Europa non può permettersi di dipendere da altri per le tecnologie che mantengono operativi ospedali, reti energetiche e servizi pubblici. Un concetto che si inserisce nella più ampia strategia europea della cosiddetta “tech sovereignty”, la sovranità tecnologica, diventata una priorità politica dopo anni di crescente dipendenza dalle piattaforme e dalle infrastrutture digitali americane.
Dietro questa scelta c’è anche una preoccupazione geopolitica. A Bruxelles si guarda con crescente diffidenza al Cloud Act statunitense, la normativa che consente alle autorità americane di richiedere l’accesso ai dati detenuti da società Usa anche quando tali dati sono fisicamente conservati fuori dagli Stati Uniti. Per molti governi europei questo rappresenta un rischio strategico, soprattutto quando si tratta di informazioni sensibili riguardanti amministrazioni pubbliche, infrastrutture critiche o aziende strategiche.
La nuova normativa potrebbe quindi introdurre criteri che, pur senza escludere formalmente le multinazionali americane, renderebbero molto più difficile la loro partecipazione agli appalti pubblici più delicati. Oltre al prezzo, verrebbero infatti valutati elementi come la localizzazione dei dati, il controllo giuridico delle infrastrutture, l’origine del software e dell’hardware e la possibilità di garantire una piena autonomia europea nella gestione dei servizi.
Le grandi aziende statunitensi stanno già cercando di adattarsi. Microsoft ha avviato partnership europee per offrire servizi cloud gestiti localmente, mentre Amazon ha lanciato infrastrutture separate e interamente ospitate in Europa. Tuttavia Bruxelles sembra intenzionata a spingersi oltre le semplici garanzie commerciali, puntando a creare una vera capacità industriale europea.
Il piano non riguarda soltanto il cloud. La Commissione vuole anche triplicare la capacità europea dei data center nei prossimi anni e rafforzare la produzione continentale di semiconduttori attraverso il nuovo Chips Act 2.0, con l’obiettivo di aumentare il peso dell’Europa nel mercato globale dei chip e ridurre la dipendenza dalle catene di fornitura asiatiche.
Per raggiungere questi obiettivi sono previsti iter autorizzativi più rapidi per i nuovi data center, incentivi per le infrastrutture ad alta efficienza energetica e vantaggi per chi utilizzerà tecnologie europee. L’ambizione è trasformare il continente da semplice consumatore di tecnologie digitali a protagonista della loro produzione e gestione.
La sfida, però, è enorme. Oggi il mercato europeo del cloud è dominato dai tre grandi operatori americani – Amazon Web Services, Microsoft Azure e Google Cloud – che insieme controllano oltre il 60% del settore. Recuperare terreno richiederà investimenti massicci, capacità industriali e una forte volontà politica da parte degli Stati membri.
Più che una semplice iniziativa tecnologica, il progetto rappresenta un nuovo capitolo della competizione geopolitica globale. Dopo aver scoperto la propria dipendenza energetica dalla Russia e quella industriale dalla Cina, l’Europa prova ora a ridurre anche la dipendenza digitale dagli Stati Uniti. Il messaggio che arriva da Bruxelles è chiaro: nel mondo dell’intelligenza artificiale e dei dati, la sovranità non passa più soltanto dai confini geografici, ma anche dal controllo delle infrastrutture digitali su cui si fondano economia, sicurezza e potere politico.





