Il lavoro che verrà

26-02-2026 | News

Il primo documento prodotto dall’Osservatorio Nazionale presenta un quadro di luci e ombre

L’impatto dell’intelligenza artificiale sul mondo delle libere professioni rappresenta un tornante decisivo che non si limita alla semplice automazione, ma impone una riscrittura profonda del concetto stesso di lavoro intellettuale. Il primo documento prodotto dall’Osservatorio Nazionale sull’adozione dei sistemi di AI nel mondo del lavoro delinea uno scenario in cui la tecnologia agisce come acceleratore di processi, lasciando però ai professionisti l’onere della supervisione critica e della responsabilità deontologica.

Immagine da Freepik

In questa transizione, la linea di demarcazione tra le professioni destinate a contrarsi e quelle capaci di evolversi è tracciata dalla natura delle mansioni svolte. Le figure più esposte sono quelle caratterizzate da compiti ripetitivi e a bassa discrezionalità decisionale, ambiti nei quali l’algoritmo risulta più rapido, economico e preciso dell’essere umano. I contabili impegnati esclusivamente nella gestione dei dati grezzi, i traduttori tecnici e i periti assicurativi chiamati a valutazioni standardizzate si collocano oggi in una zona di forte vulnerabilità occupazionale. Anche nel settore legale, le attività di supporto dedicate alla ricerca documentale e all’analisi dei precedenti sono ormai insidiate da software di e-discovery capaci di processare quantità di informazioni inarrivabili per un praticante o un legale junior. Secondo le analisi diffuse dal Sole 24 Ore, l’automazione delle attività burocratiche e routinarie è destinata a ridimensionare progressivamente gli studi professionali che non sapranno spostare il proprio baricentro verso la consulenza ad alto valore aggiunto.

La rivoluzione tecnologica però apre nuove opportunità per i professionisti capaci di integrare l’intelligenza artificiale come un vero e proprio “collega digitale”. Si rafforzerà il ruolo dei consulenti strategici d’impresa, evoluzione delle figure tradizionali della consulenza economico-finanziaria, che utilizzeranno i dati prodotti dalle macchine per elaborare scenari di crescita complessi. Architetti e ingegneri potranno sfruttare la progettazione generativa per moltiplicare le opzioni creative, mantenendo tuttavia il controllo sulla validazione estetica e strutturale. In ambito sanitario e legale, l’IA fungerà da potente assistente diagnostico o investigativo, mentre la decisione finale e la gestione della relazione umana resteranno una riserva di responsabilità e fiducia difficilmente automatizzabile. Diventerà inoltre centrale la figura degli esperti in compliance algoritmica, chiamati a verificare che i sistemi automatizzati rispettino i diritti fondamentali e le normative europee, a partire dall’AI Act.

Governare questa trasformazione richiederà un investimento strutturale nella formazione continua e nell’aggiornamento delle competenze digitali. La sopravvivenza competitiva dei professionisti italiani dipenderà dalla capacità di abbandonare le attività puramente esecutive per concentrarsi sul giudizio critico, sull’interpretazione e sulla risoluzione di problemi complessi, ambiti nei quali la macchina, priva di responsabilità giuridica e visione d’insieme, non può ancora sostituire l’uomo. Il futuro delle libere professioni non risiede dunque nella competizione con l’algoritmo, ma nella capacità di diventarne supervisori consapevoli e garanti di fronte alla società e al mercato.

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