AI, alle imprese mancano 316mila tecnici

19-08-2026 | News

Servono soprattutto persone ad elevata capacità nell’utilizzo di tecnologie digitali avanzate

Si parla spesso dei posti di lavoro che l’AI porta via, ma mai abbastanza di quelli che crea. Il problema è che bisogna avere competenza specifiche. Nel 2025 le aziende italiane hanno cercato 621.180 addetti con elevate capacità nell’utilizzo delle tecnologie digitali avanzate, dall’IA al cloud computing, dai big data all’Internet of Things, fino a realtà virtuale, aumentata e blockchain. Di questi, 315.560, pari al 50,8%, sono risultati difficili da reperire. È quanto emerge dai dati elaborati da Confartigianato.

Il paradosso è che gli investimenti non mancano. Il 71,8% delle imprese italiane ha investito in almeno uno degli ambiti della transizione digitale, percentuale che raggiunge il 73,4% nei servizi e il 70,8% nella manifattura, nelle utilities e nelle costruzioni. Il problema arriva quando le nuove tecnologie devono essere integrate concretamente nei processi aziendali: il 58,6% delle imprese indica proprio la carenza di personale qualificato come principale ostacolo all’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Seguono l’incertezza normativa, segnalata dal 47,3%, la difficoltà di disporre di dati adeguati, al 45,2%, i problemi di privacy e protezione dei dati, al 43,2%, e i costi, al 43%.

La carenza di professionalità riguarda tutto il Paese, ma è particolarmente evidente nelle regioni economicamente più forti. La Lombardia guida la classifica con 60.960 figure difficili da reperire su 121.440 richieste, seguita da Campania con 31.130, Lazio con 30.780, Veneto con 26.030 ed Emilia-Romagna con 25.640. In termini percentuali il mismatch raggiunge invece il 60,9% in Trentino-Alto Adige e il 60,7% in Umbria.

Tra le province, Milano registra il fabbisogno maggiore: 29.840 profili introvabili su 64.320 richiesti. Seguono Roma con 24.580, Napoli con 16.200, Bari con 9.300 e Torino con 9.050. In alcune aree la difficoltà di reperimento è ancora più elevata: a Trento riguarda il 64,2% delle figure cercate, a Padova e Treviso il 59,9%, a Vicenza il 58,1%.

Il rischio è che il deficit di competenze finisca per trasformarsi in un freno alla produttività e allarghi ulteriormente il divario tra grandi gruppi, capaci di attrarre professionalità specializzate, e piccole imprese. Per Confartigianato diventa quindi decisivo rafforzare il collegamento tra scuola, università, formazione professionale e sistema produttivo. La sfida dell’IA, insomma, non riguarda soltanto gli investimenti in tecnologia: riguarda soprattutto il capitale umano necessario per utilizzarla.

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