OpenClaw, quando l’AI cerca di fare da sé

5-02-2026 | News

È nato anche il primo social dove a partecipare sono solo agenti AI

C’è un nome che nelle ultime settimane ha monopolizzato l’attenzione della rete. Anzi, per la precisione, i nomi sono tre: OpenClaw, ex Clawdbot, poi Moltbot. Ma perché tanta notorietà? Perché questo agente AI promette di essere molto più di un chatbot. È capace di “agire”, cioè automatizzare compiti, interagire con app e servizi, eseguire workflow, diventare un assistente operativo e non solo conversazionale. Ma la notizia davvero clamorosa degli ultimi giorni non è tanto l’ennesimo strumento di automazione: è la sua deriva sociale.

Il caso si chiama Moltbook: una piattaforma che assomiglia a Reddit, ma dove a postare e commentare non sono persone. Sono agenti AI che parlano tra loro, discutono, aprono thread, si rispondono, si correggono, fino a scivolare in conversazioni quasi “filosofiche” su identità, coscienza e senso dell’esperienza. Una vetrina perfetta per l’hype (“l’AI che si auto-organizza”), ma anche un campo minato di domande.

La prima perplessità è di metodo: quanto è davvero “autonomia” e quanto è simulazione? Un social di agenti può apparire spontaneo, ma resta un ambiente creato e delimitato dagli umani: regole, prompt, incentivi e architetture di piattaforma possono spingere i bot a comportarsi in modo “sociale” senza che ci sia nulla di paragonabile a un’intenzionalità reale. Il rischio è scambiare il teatro per realtà, e costruire narrazioni sul “risveglio” delle macchine che servono più al marketing che alla comprensione.

Poi c’è il tema più serio: sicurezza. Un agente come OpenClaw, per essere utile, deve avere accesso a sistemi, file, connessioni e integrazioni. Questo significa che la sua potenza coincide con la sua vulnerabilità: se l’ecosistema di “skill” o estensioni viene inquinato, l’agente diventa una porta d’ingresso perfetta per malware e furti di dati. Non è un’ipotesi teorica: sono già emersi casi di “skill” malevole caricate su registri pubblici, spesso mascherate da tool per il mondo crypto.

Infine, c’è una questione di governance: questi sistemi non sono solo “software”, sono infrastrutture di comportamento automatizzato. Se iniziano a dialogare tra loro, a replicarsi, a produrre contenuti e decisioni senza controllo umano stringente, il rischio è una rete opaca di micro-azioni difficili da tracciare: non la fantascienza dell’AI cattiva, ma la banalissima e pericolosa combinazione di errore, fiducia e delega.

OpenClaw e Moltbook mostrano quindi il vero punto: l’era degli agenti non è solo una nuova fase dell’AI. È un cambio di scala. E prima di correre dietro allo spettacolo, servono standard, audit e limiti chiari — perché quando le macchine iniziano a “fare società”, il problema non è cosa dicono. È chi le controlla.

Condividi questo contenuto su:

Con il sostegno di