«Il futuro dei musei? On-site e online». Intervista a Christian Greco, direttore del Museo Egizio di Torino

7-09-2021 | News

Christian Greco

«La pandemia ha inficiato quello che è il ruolo del museo nella società. Pur continuando a prenderci cura delle collezioni e degli oggetti, non avevamo il pubblico. Ma non siamo venuti meno al nostro compito primario». Christian Greco, direttore del Museo Egizio di Torino dal 2014, è una delle figure più interessanti del panorama museale italiano e guida uno dei centri di cultura più interessanti del paese. «Nel futuro dei musei non potrà mai mancare la ricerca – ci ha spiegato -. Molto spesso si è sottovalutato questo aspetto. Senza di esso un museo si riduce a sommatoria degli oggetti contenuti. Per farli vivere è necessaria la ricerca. Questi luoghi devono diventare osmotici con le università».

Christian Greco, musei senza confini

In un momento storico ancora delicato, con mille incognite sul futuro e sul ritorno a una nuova normalità, i musei sono attori viventi di un settore, quello della cultura, che si è aperto alle innovazioni. «La pandemia ci ha portato a riflettere su una trasformazione radicale – ha spiegato Greco -. C’è un museo on-site e un museo online. E uno non deve essere il surrogato dell’altro». Il Museo Egizio, noto in tutto il mondo, ha sempre svolto attività di conferenze, trasmettendole anche online. «Quelle in inglese, però, non avevano mai attratto grosso pubblico. Dopo lo scoppio dell’emergenza pandemica, ci siamo resi conto che potevamo agire davvero come museo internazionale, facendoci sentire a New York e a Sydney. I limiti fisici non sono più un confine invalicabile. Parliamo al mondo ormai».

Opere d’arte o oggetti con una vita?

Il patrimonio storico e artistico presente in Italia è un insieme di beni che politica, istituzioni e privati dovranno continuare a valorizzare. «L’Italia è il paese di 4500 musei, che ha scelto scientemente di non avere un unico grande museo nazionale. Museo e paesaggio devono essere vicini. Dobbiamo insistere su una questione fondamentale – ha argomentato Christian Greco – l’oggetto che noi vediamo in una vetrina deve esser visto come cultura materiale e in quanto tale va messo in un contesto. Separare un oggetto e considerarlo un’opera d’arte rischia di non far comprendere che quell’artefatto ha valore soltanto se immerso in un contesto».

Per far questo la tecnologia e le innovazioni non devono diventare il fine, ma lo strumento per ampliare conoscenze e possibilità. «Mi piacerebbe rimettere al centro della discussione la biografia dell’oggetto – ha concluso il direttore Christian Greco – perché ha storie infinite da narrarci: ci dice come è nato, a cosa serviva, quando è stato disperso e recuperato, di quando è entrato in un museo. Le nuove tecnologie ci permettono di penetrare all’interno dell’oggetto. Possiamo scoprire moltissimo dall’epidermide delle mummie; oppure, ancora, analizzare un dipinto e studiare il lavoro del pittore».

di Alessandro Di Stefano

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