Non solo petrolio: Riad sfida i grandi giganti mondiali con investimenti da 20 miliardi
L’Arabia Saudita non si accontenta più solo del petrolio ed entra nella grande competizione internazionale dell’AI. Con investimenti da 20 miliardi di dollari previsti entro il 2030, il Regno ha deciso di sfidare i giganti dell’intelligenza artificiale, lanciandosi in un settore dove i dati e gli algoritmi valgono più di un barile di greggio. È una partita strategica che il principe ereditario Mohammed bin Salman considera cruciale per il futuro del paese, stretto tra la necessità di diversificare l’economia e la voglia di proiettarsi come leader tecnologico in Medio Oriente.
A inizio anno, il National Strategy for Data and Artificial Intelligence ha annunciato l’obiettivo di portare l’IA a generare il 12,4% del Pil saudita nei prossimi cinque anni. Numeri ambiziosi, che tradotti in termini pratici significano un giro d’affari di oltre 130 miliardi di dollari entro il 2030. “Non vogliamo essere solo utilizzatori, ma diventare creatori di tecnologie avanzate”, ha dichiarato il ministro delle Comunicazioni Abdullah Alswaha.

Il regno ha già iniziato a muoversi: lo scorso anno, la Saudi Data and AI Authority (SDAIA) ha stretto partnership con colossi come Huawei, Google e IBM, mentre a Riyad e Gedda sono sorti laboratori e centri di ricerca. Non solo: a ottobre, la conferenza Global AI Summit ha attirato più di 20.000 partecipanti da tutto il mondo, segno che l’Arabia Saudita vuole davvero recitare un ruolo da protagonista.
Il cuore simbolico di questa trasformazione è Neom, la città futuristica da 500 miliardi di dollari che dovrebbe sorgere sulle rive del Mar Rosso. Neom sarà – almeno sulla carta – un laboratorio a cielo aperto per l’IA: taxi volanti, sanità predittiva, agricoltura smart e reti energetiche intelligenti. Ma dietro la retorica del progresso si celano sfide enormi. Per un’economia storicamente dipendente dall’estrazione, la transizione verso l’economia digitale richiede una rivoluzione culturale, non solo tecnologica.
C’è anche il nodo dell’istruzione: secondo un report del Gulf Research Center, solo il 30% della forza lavoro saudita ha competenze digitali adeguate. Eppure, il governo ha promesso di formare almeno 20.000 specialisti in IA entro il 2030, nella speranza di colmare quel gap che rischia di frenare le ambizioni del Paese.
Ma mentre l’Arabia Saudita sogna di diventare un polo globale dell’intelligenza artificiale, gli osservatori invitano alla cautela. Il timore è che queste tecnologie possano finire per rafforzare i meccanismi di controllo interno, già oggetto di critiche da parte di ONG e organizzazioni internazionali. Una sfida, dunque, che non è solo economica: per Riyad, il successo nell’IA sarà anche un test politico sul rispetto delle libertà e sulla capacità di coniugare progresso e diritti.





