Gli investimenti nel green sono ancora troppo lenti
Pmi italiane, la strada verso la sostenibilità è ancora lunga. Spina dorsale dell’economia nazionale (rappresentano il 92% delle aziende attive e impiegano circa il 78% della forza lavoro privata), mostrano un preoccupante ritardo negli investimenti per la transizione ecologica. Secondo un recente rapporto di Unioncamere e Symbola, solo il 26% delle PMI ha avviato azioni concrete di sostenibilità ambientale, contro una media europea del 35%.
I motivi del ritardo sono molteplici. In primo luogo, la scarsità di risorse: il 64% delle PMI italiane segnala difficoltà di accesso al credito per investimenti green, e il 59% lamenta una carenza di competenze interne per affrontare la transizione. A ciò si aggiunge un quadro normativo percepito come instabile e frammentato.

Eppure, i benefici non mancano: tra le imprese che hanno investito in efficienza energetica, digitalizzazione dei processi produttivi o economia circolare, il 73% ha registrato un miglioramento della competitività. Emerge così un paradosso: investire nel green conviene, ma in troppi ancora esitano.
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) prevede oltre 59 miliardi di euro per la transizione ecologica, ma solo una piccola parte è stata finora intercettata dalle PMI. Serve un cambio di passo, anche culturale, per non restare ai margini delle filiere europee e internazionali, dove la sostenibilità è sempre più un criterio di selezione.
Senza un’accelerazione sugli investimenti climatici, le PMI italiane rischiano non solo sanzioni normative e perdita di mercato, ma anche di restare escluse dalle grandi trasformazioni industriali del XXI secolo.





