RentAHuman seleziona personale per lavori dove è necessaria la corporeità
Per anni si è discusso di come l’intelligenza artificiale avrebbe sostituito gli esseri umani. Ora, però, sta emergendo uno scenario ancora più paradossale: sistemi di IA che “assumono” persone in carne e ossa per svolgere compiti che le macchine non riescono ancora a fare. È il modello sperimentato da piattaforme come RentAHuman, che negli ultimi mesi hanno attirato centinaia di migliaia di iscritti in tutto il mondo.
Il funzionamento è semplice e allo stesso tempo inquietante. Gli utenti creano un profilo indicando posizione geografica, competenze e tariffa oraria. A quel punto non è un datore di lavoro umano a contattarli, ma un agente di intelligenza artificiale che assegna attività pratiche impossibili da svolgere nel mondo digitale: ritirare un pacco, consegnare documenti, fare la spesa, partecipare fisicamente a una riunione, installare hardware o semplicemente “prestare il proprio corpo” per un’azione nel mondo reale.

Il motto della piattaforma è eloquente: “I robot hanno bisogno del tuo corpo”. Una frase che sintetizza bene il cambio di paradigma. Per anni il lavoro umano ha usato software e algoritmi come strumenti; oggi iniziano a comparire algoritmi che utilizzano gli esseri umani come estensioni fisiche delle proprie capacità operative.
Dietro questa trasformazione c’è l’ascesa della cosiddetta “IA agentica”: sistemi non più limitati a generare testi o immagini, ma progettati per agire autonomamente, prendere decisioni e coordinare attività. Il problema è che queste intelligenze non possiedono ancora un corpo, non possono muoversi nello spazio fisico e non hanno identità giuridica. Per questo hanno bisogno di intermediari umani.
La novità sta creando forti interrogativi etici. Se un algoritmo assegna compiti, valuta prestazioni e gestisce pagamenti, chi è realmente il datore di lavoro? E soprattutto: cosa succede quando gli esseri umani diventano semplici esecutori di istruzioni generate da macchine? Il rischio, secondo molti osservatori, è una nuova forma di gig economy ancora più impersonale, dove il rapporto umano sparisce del tutto e il lavoratore viene trattato come una componente accessoria di un sistema automatizzato.




