Qualche buon consiglio per la sostenibilità nel 2022, e oltre

17-06-2022 | Featured in HP, News

di Ron Soonieus, Louis Besland e Alice Breeden

Abbiamo una buona notizia per il 2022: secondo le nostre ricerche, il cambiamento climatico è finalmente ben inserito nell’agenda della governance aziendale. Abbiamo infatti intervistato oltre 300 direttori di aziende in 43 Paesi e tre quarti degli intervistati hanno dichiarato di considerare il cambiamento climatico come molto importante per il successo strategico delle loro aziende.

Allo stesso tempo, però, le indagini hanno rivelato una forte disconnessione tra ciò che i consigli di amministrazione dicono e ciò che fanno. Per esempio, nel nostro sondaggio il 72% ha riferito di essere fiducioso che la loro azienda raggiungerà i propri obiettivi climatici, ma il 43% non ha ancora stabilito alcun obiettivo di riduzione delle emissioni di carbonio.

Per quanto riguarda l’Italia, una ricerca condotta da Dynamo Academy is SDA Bocconi Sustainability Lab ha rilevato che il 64% delle grandi e medie aziende che operano in Italia è attento agli obiettivi di sviluppo sostenibile. La ricerca, portata avanti su 116 imprese rappresentative del 17% del PIL nazionale, è significativa anche alla luce delle nuove normative europee, come la Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) con cui la Commissione Europea punta a introdurre dal 2023 standard comuni per la valutazione dell’impatto delle aziende secondo i criteri ESG (Enviromental, Social and Governance).  

L’altra buona notizia che la nostra ricerca suggerisce è che anche che questo divario tra le buone intenzioni e le azioni sul clima appare sorprendentemente facile da colmare. Ecco, allora, dieci cose che ogni board dovrebbe fare nel 2022 per preparare la propria azienda a questo problema critico per tutta la specie umana.

Effettuare una rapida revisione dell’efficacia del board sul cambiamento climatico.

Verificate ciò che il consiglio sa e ciò che dovrebbe sapere. La nostra ricerca suggerisce che l’85% dei consigli ha bisogno di aumentare la propria conoscenza dei temi sul clima, quindi potreste aver bisogno di un aiuto esterno solo per mettere a punto le domande. Tuttavia, gli amministratori sanno meglio di chiunque altro cosa c’è di solito nella loro agenda: performance finanziaria, performance esecutiva, nuovi investimenti e via dicendo. La domanda fondamentale è: i consiglieri ne sanno abbastanza delle implicazioni del cambiamento climatico per le questioni chiave così da eseguire una revisione efficace?

Determinate come colmare le lacune di conoscenza scoperte dalla vostra revisione.

Non ci può essere in un consiglio un esperto di ogni argomento. Ma ne serve uno apposta per il cambiamento climatico? I nostri intervistati si sono divisi a metà su questa domanda, ma al 50% che ha risposto “no”, chiediamo: avete bisogno di consulenti climatici esterni al consiglio? Si può imparare di più dal gruppo dirigente (pur continuando naturalmente a sorvegliarne le prestazioni in modo obiettivo)? C’è una soluzione temporanea, come una nomina a breve termine? O un programma di formazione? O l’adesione a un’organizzazione specializzata?

Portare nuove voci agli incontri.

A seconda dei risultati dei nostri primi due suggerimenti, potreste decidere di aver bisogno di rinnovare i membri del vostro consiglio, prima o poi. Come minimo, probabilmente vorrete rinnovare la vostra strategia di aggiornamento del consiglio per includere il climate change nella matrice delle competenze. Anche se decidete di non reclutare nuovi membri o cercare nuove competenze, molto probabilmente avrete bisogno di coinvolgere esperti del clima come osservatori o consulenti.

Rendete il cambiamento climatico una parte esplicita della vostra agenda.

A volte, può essere un punto di discussione a sé stante. Altre volte, le parole “clima” e “cambiamento” appariranno accanto a “asset allocation” o “valutazione dei rischi” (o qualche altra discussione strategica). In alternativa, se mettere in relazione il cambiamento climatico con tutto sembra troppo dirompente, zoomate su una singola unità di business, linea di prodotto o asset per renderlo reale.

Inserite il cambiamento climatico nelle vostre strutture di governance.

A seconda del vostro settore o del livello di conoscenza del vostro board, ci saranno approcci diversi. Se avete un comitato per la sostenibilità, c’è una sede naturale per discutere l’impatto del cambiamento climatico sul vostro business. Quasi un quarto dei nostri intervistati erano membri di un tale comitato. Ma altre strutture possono essere ugualmente rilevanti: un direttore non esecutivo specializzato (NED) o una “task force per la decarbonizzazione”, per esempio. 

Incaricate il gruppo dirigente di fissare obiettivi specifici per il cambiamento climatico.

Se, come il 57% dei nostri intervistati, siete a capo di un’azienda che ha già degli obiettivi di riduzione del carbonio, considerate di guardare oltre gli obiettivi 1 e 2, all’obiettivo 3, cioè alle emissioni al di fuori del vostro controllo diretto, come le operazioni in outsourcing or l’uso of the products. Solo il 16% delle aziende i cui dirigenti sono stati intervistati hanno già fatto questo passo, il che suggerisce che l’84% delle aziende “potrebbe fare meglio”.

Legate l’assunzione dei dirigenti alle conoscenze sui temi del clima e i compensi dei dirigenti agli obiettivi climatici.

Definite una chiara catena di responsabilità esecutiva per la definizione e il raggiungimento degli obiettivi relativi al cambiamento climatico, a partire dal CEO – e collegatevi le decisioni di assunzione e retribuzione. Solo il 35% dei nostri intervistati dice che il cambiamento climatico è un requisito formale della selezione di un nuovo CEO da parte della loro azienda e solo il 26% che il cambiamento climatico è integrato nelle metriche di performance dei dirigenti. Questi trucchi sono troppo banali per non essere presi in considerazione.

Rendete il vostro rapporto sul clima robusto come il vostro rapporto finanziario.

Certo, la mancanza di standard di reporting universalmente applicabili è stata una scusa per l’inazione in passato, ma un risultato della COP26 è che il mondo avrà entro il 2024 un reporting delle emissioni standardizzato. I revisori della vostra azienda dovrebbero essere in grado di fornire una guida. E se non possono, forse è il momento di pensare a cambiare fornitore.

Usate il purpose della vostra azienda come una lente.

I rapporti e i regolamenti vi porteranno solo fino a un certo punto. Oltre a zoomare sui dettagli (vedi punto 4) per rendere reale il cambiamento climatico, zoomate di nuovo sul quadro generale. Se potete usare il vostro scopo (purpose) per inquadrare le vostre decisioni relative al clima, create una piattaforma per coinvolgere l’intera azienda. Inoltre, tutte le misure specifiche che prenderete avranno maggiori possibilità di successo.

Guidate il cambiamento climatico dalla presidenza.

I presidenti dei consigli di amministrazione hanno un ruolo particolarmente importante da svolgere nel guidare le nove rapide azioni di cui sopra, ma ancora di più nell’assicurare che nei meeting sia impostato il tono giusto. Chi siede “a capotavola” deve porre il cambiamento climatico come priorità, assicurare una discussione aperta e onesta in merito e – soprattutto – incoraggiare a riflettere su come il consiglio e l’azienda possano fare ancora meglio nel 2022 e oltre.

I BOARD DELLE SOCIETÀ stanno facendo solo chiacchere sul cambiamento climatico? Crediamo che questa interpretazione del gap tra le parole e le azioni sia superficiale. Preferiamo pensare che molti amministratori sono così sopraffatti dalla portata e dalla complessità delle loro responsabilità ambientali, sociali e di governance (ESG) che non sanno da dove cominciare. Con questi dieci consigli rapidi, speriamo di dare loro una mano e una guida.

Ron Soonieus è un dirigente INSEAD e Managing Partner di Camunico.

Louis Besland è partner di Heidrick & Struggles e guida il settore chimico per l’Europa, il Regno Unito e l’Africa.

AliceBreeden è partner di Heidrick & Struggles e leader globale della sua pratica sull’efficacia dei board.

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