La giornalista Karen Hao mette in guardia sul fatto che le nuove tecnologie non sono neutrali
L’AI non è neutrale, ma rappresenta il prodotto di scelte politiche ed economiche. In un’intervista alla Stampa, Karen Hao, giornalista americana, mette in guardia sugli obiettivi delle grandi aziende tecnologiche.
Il rischio principale non è tanto fantascientifico quanto concreto: l’erosione della democrazia. L’intelligenza artificiale contribuisce infatti a costruire una sorta di “mitologia artificiale”, cioè una narrazione del mondo filtrata e distorta dagli algoritmi, che può influenzare opinioni, comportamenti e decisioni collettive. Big Tech controllano gran parte di queste infrastrutture, concentrando un potere enorme sulla produzione e distribuzione dell’informazione.

Hao sottolinea che questa concentrazione di potere rischia di ridurre lo spazio pubblico e il pluralismo, elementi fondamentali per il funzionamento democratico. Gli algoritmi non solo selezionano cosa vediamo, ma possono anche orientare il dibattito, favorendo alcune voci e marginalizzandone altre. In questo senso, l’AI diventa uno strumento di influenza politica, spesso opaco e difficilmente controllabile dai cittadini.
Un altro punto centrale è la necessità di responsabilità e regolazione. Non basta affidarsi all’innovazione tecnologica: servono regole chiare per proteggere i cittadini dagli abusi e garantire trasparenza. Hao invita quindi governi, istituzioni e società civile a intervenire per evitare che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale sia guidato esclusivamente da logiche di profitto.
In definitiva, l’AI non è solo una questione tecnologica, ma un tema di potere. Il modo in cui verrà governata determinerà non solo il futuro dell’economia, ma anche quello delle libertà democratiche.




