I costi crescono, ma i ritorni ancora non ci sono
L’intelligenza artificiale sta attraversando una fase di apparente rallentamento. Dopo l’entusiasmo iniziale e gli investimenti senza precedenti degli ultimi anni, il settore si scontra con una realtà più complessa: i costi continuano a crescere, mentre i ritorni economici faticano ancora a materializzarsi. È questa la fotografia scattata da un’analisi della Banca dei regolamenti internazionali (Bri), secondo cui il mercato dell’IA si trova oggi in una fase di transizione, caratterizzata da aspettative elevatissime ma da profitti ancora limitati.
Negli ultimi due anni i colossi tecnologici hanno investito centinaia di miliardi di dollari nella costruzione di nuovi data center, nell’acquisto di chip sempre più potenti e nello sviluppo di modelli linguistici di ultima generazione. La competizione tra aziende come Microsoft, Alphabet, Amazon, Meta e OpenAI ha innescato una vera corsa agli armamenti tecnologici, alimentata dalla convinzione che l’intelligenza artificiale rappresenti la prossima grande rivoluzione industriale. Tuttavia, l’aumento della capacità di calcolo e delle infrastrutture non si è ancora tradotto in ricavi proporzionati.

Secondo la Bri, il rischio è che il settore stia attraversando una fase simile ad altre grandi rivoluzioni tecnologiche del passato, nelle quali gli investimenti anticipano di molti anni i benefici economici effettivi. Molte imprese stanno sperimentando l’IA nei propri processi produttivi, ma l’adozione su larga scala richiede tempi più lunghi del previsto, sia per motivi organizzativi sia per la necessità di adattare modelli di business e competenze interne. Di conseguenza, la redditività degli investimenti rimane inferiore alle aspettative degli investitori.
La Banca dei regolamenti internazionali richiama inoltre l’attenzione sulla crescente concentrazione di potere nelle mani delle Big Tech. Le grandi piattaforme controllano infatti le infrastrutture cloud, i dati, i semiconduttori più avanzati e i principali modelli di IA, rafforzando una posizione dominante che potrebbe limitare la concorrenza e aumentare la dipendenza dell’intero ecosistema digitale da un numero ristretto di operatori. Questo fenomeno rappresenta non solo una questione economica, ma anche un tema di stabilità finanziaria e di equilibrio dei mercati.
Il rallentamento, dunque, non viene interpretato come la fine della rivoluzione dell’intelligenza artificiale, bensì come una fase di maturazione. Dopo l’euforia iniziale, il settore è chiamato a dimostrare di poter trasformare gli enormi investimenti sostenuti in produttività, innovazione e profitti duraturi. Solo allora sarà possibile capire se le aspettative che oggi circondano l’IA saranno pienamente confermate o se, almeno nel breve periodo, il mercato dovrà ridimensionare il proprio entusiasmo.



