Italiani e AI, un rapporto ad alti e bassi

26-01-2026 | News

.Solo il 33% si sente preparato nell’utilizzarla

L’intelligenza artificiale è ormai entrata nella quotidianità degli italiani, tra smartphone, computer e applicazioni che aiutano a cercare informazioni, creare contenuti e svolgere attività pratiche. A certificare questa presenza crescente è un’indagine del progetto Consumer Empower Project (CEP), iniziativa promossa da Euroconsumers e Google, condotta a settembre 2025 su un campione di 2.000 italiani tra 18 e 74 anni, rappresentativo degli utenti internet. Il quadro che emerge è ambivalente: aumenta l’uso e la percezione dell’IA, ma restano forti diffidenze e soprattutto un evidente divario di competenze.

Secondo i dati, la percezione della presenza dell’IA cresce in tutti gli ambiti, in particolare nel mondo dell’informazione e dei media: il 75% degli italiani ritiene che sia “abbastanza” o “molto” presente, un aumento di 6 punti rispetto al 2024. È un dato coerente con la diffusione di strumenti come ChatGPT, Gemini o AI Overview, sempre più utilizzati per reperire informazioni e produrre testi, immagini e video. Anche settori come cultura, intrattenimento e formazione registrano un salto significativo nel percepito (+7%).

Immagine da Freepik

Ma alla crescita dell’IA non corrisponde un pari livello di preparazione. Solo il 33% degli italiani si sente competente e in grado di usare la maggior parte di questi servizi, un valore inferiore alla media europea (40%), seppur in lieve miglioramento rispetto al 2024 (+5%). Il divario generazionale è netto: tra gli over 60 non attivi professionalmente soltanto il 19% si considera “attrezzato”, mentre tra i giovani 18-26enni la percentuale sale al 56%.

In parallelo, cresce l’uso dell’IA generativa: oggi la utilizza il 48% degli italiani, ben il 20% in più rispetto al 2024, e nel 14% dei casi l’impiego è frequente o quotidiano. Tuttavia cala leggermente la soddisfazione: solo il 55% si dice contento dei risultati, probabilmente perché aumenta la consapevolezza dei limiti, dalle “allucinazioni” (risposte errate o imprecise) ai rischi di manipolazione.

Sul piano dell’impatto, più della metà degli italiani (53%) non percepisce cambiamenti rilevanti nella propria vita, mentre il 34% riconosce benefici, come il risparmio di tempo. L’effetto sull’informazione è tra i più divisivi: il 43% lo considera positivo, ma il 26% negativo, anche per la diffusione di deep fake e disinformazione. Nel lavoro, il 68% non vede impatti diretti, anche perché l’Italia resta indietro nell’adozione aziendale: nel 2025 l’utilizzo dell’IA nelle imprese è salito al 16% (dato Istat). Tra speranze e paure, emerge una certezza: senza formazione e competenze digitali diffuse, il divario rischia di allargarsi.

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