Sondaggio Ipsos: ai timori non corrisponde un adeguato impegno individuale
I cambiamenti climatici preoccupano, ma quando si tratta di mettere in campo strategie per contrastarli, gli atteggiamenti che prevalgono sono quelli della disillusione e della sfiducia. Ma non in italia. A dirlo è un sondaggio realizzato da Ipsos in occasione della Giornata Mondiale della Terra che è stata celebrata il 22 aprile. La ricerca è stata condotta in 32 Paesi fra i più industrializzati del mondo.
A livello globale, il 74% degli intervistati si dice preoccupato per le conseguenze dei cambiamenti climatici nel proprio paese (76% in Italia). Tuttavia, questa crescente preoccupazione non si traduce in un maggiore impegno individuale: in tutte le nazioni coinvolte, diminuisce la percentuale di chi ritiene essenziale agire in prima persona. Il fenomeno, più marcato nei paesi sviluppati, suggerisce l’emergere di una “eco-fatica”, ossia la stanchezza e la frustrazione di fronte a una crisi percepita come fuori controllo.

La situazione nei paesi del G7 è particolarmente significativa: si registrano i cali più forti sia nel senso di responsabilità personale sia nella pressione sui governi per politiche più incisive. Solo l’Italia si distingue, mostrando ancora fiducia nell’intervento pubblico. Questo solleva dubbi sul ruolo guida dei paesi industrializzati nella transizione ecologica.
Un altro ostacolo è rappresentato dalla percezione, in crescita, che i propri governi stiano già facendo “troppo” per l’ambiente: lo pensa il 36% degli intervistati, con picchi in Canada e Francia. Le motivazioni sembrano legate a contesti economici e politici locali, ma pongono una sfida comunicativa importante: trasmettere con maggiore chiarezza i benefici concreti e a lungo termine delle politiche ambientali.

Il sondaggio Ipsos evidenzia inoltre una diffusa disinformazione: il 29% degli intervistati non crede ci sia consenso scientifico sugli effetti del cambiamento climatico. In Europa, molti temono rincari energetici legati alla transizione verde, specialmente in Germania, Paesi Bassi e Belgio. Eppure, non manca l’ottimismo: oltre la metà degli intervistati si aspetta un miglioramento della qualità dell’aria, della salute pubblica e della condizione della fauna.
Infine, preoccupante è la tendenza a sopravvalutare i progressi verso gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU: solo il 17% è in linea con i tempi previsti, mentre povertà e fame sono tornate a crescere. Eppure, molte persone sovrastimano i risultati ottenuti, dal riciclo alla tutela della biodiversità, rischiando così di ridurre la pressione necessaria per un cambiamento reale.





