L’italiana Erg si piazza al terzo posto
C’è un cuore verde che batte in Europa. E merita un premio. Infatti, ogni anno viene assegnato l’Oscar per il clima, ormalmente “Europe’s Climate Leaders”, promosso dal Financial Times and from Statista. Quest’anno a essere premiata è stata l’azienda svedese Tele2, incoronata come campionessa di sostenibilità ambientale. Il colosso delle telecomunicazioni è riuscito a riformulare radicalmente il proprio impatto ambientale e diventare modello continentale. Tele2 ha conquistato il primo posto grazie a una riduzione significativa dell’intensità delle proprie emissioni di gas serra (Scope 1 e 2), abbattute di oltre il 90% nell’arco di cinque anni. Merito di un’azione sistematica che ha coinvolto tutta la catena produttiva, dall’uso esclusivo di energia rinnovabile fino all’efficientamento delle infrastrutture e alla digitalizzazione dei processi interni. Il trionfo svedese arriva in un momento in cui la sostenibilità si sta trasformando da opzione a necessità, e mostra quanto anche settori tradizionalmente energivori possano reinventarsi.

Ma accanto alla punta del Nord Europa, a brillare è anche un’Italia forse meno visibile ma tutt’altro che assente. A distinguersi, tra le prime posizioni, c’è ERG, storica azienda genovese un tempo legata al petrolio, che oggi si è reinventata come leader nella produzione di energia da fonti rinnovabili. Il suo terzo posto nella classifica 2025 è un tributo a una scelta industriale coraggiosa, fatta ormai più di quindici anni fa, che oggi mostra tutti i suoi frutti. Non si tratta di un caso isolato. Anche ENAV, l’Ente nazionale per l’assistenza al volo, si è guadagnata un posto nella lista d’onore grazie a un taglio drastico delle emissioni operative: quasi il 90% in meno rispetto al 2019, un risultato raggiunto attraverso un piano energetico interno che ha coinvolto tutti i siti aziendali. C’è poi l’esempio di Gruppo Irce, specializzato in cavi e conduttori elettrici, che ha scommesso sull’autoproduzione da fonti rinnovabili: a Imola ha inaugurato un impianto fotovoltaico da 60 megawatt, sufficiente a coprire una fetta importante del proprio fabbisogno. O ancora Safilo, Enel e Maire, aziende di settori diversi – dall’occhialeria all’energia, fino all’ingegneria industriale – che si sono imposte nella graduatoria grazie a politiche di rendicontazione ambientale trasparente e ad azioni concrete per ridurre l’impronta ecologica.

Il premio, assegnato in base alla riduzione dell’intensità emissiva e alla trasparenza nelle dichiarazioni climatiche, fotografa non solo un ranking di performance ambientali, ma anche un mutamento culturale in atto: quello di un’economia europea sempre più spinta a rendere visibile e misurabile il proprio contributo alla lotta contro il riscaldamento globale. E se il Nord Europa resta il riferimento per l’efficienza green, l’Italia dimostra di poter essere protagonista. Un segnale incoraggiante per un paese che, tra vincoli industriali e lentezze normative, fatica spesso a mostrare il meglio di sé. L’Oscar per il clima, quest’anno, parla svedese. Ma tra le righe, si legge anche un accento italiano.





