La ricerca condotta dal Politecnico di Torino insieme all’Arpa Valle d’Aosta e alla società DigiSky
L’intelligenza artificiale arriva anche sulle Alpi e impara a riconoscere boschi, prati, rocce e distese di neve. Non si tratta di una semplice curiosità tecnologica, ma di uno strumento che potrebbe aiutare gli scienziati a capire come cambia il paesaggio montano e a proteggerlo meglio.
È il risultato di una ricerca condotta dal Politecnico di Torino insieme all’Arpa Valle d’Aosta e alla società DigiSky, pubblicata sulla rivista scientifica Remote Sensing. Il progetto ha utilizzato la Valle d’Aosta come laboratorio a cielo aperto, concentrandosi su quattro aree, tra cui la Val Ferret e la Valgrisenche.

Studiare le trasformazioni della montagna non è semplice. Le ombre dei versanti, la neve che compare e scompare con le stagioni e la varietà della vegetazione rendono difficile distinguere le caratteristiche del territorio. Eppure, sapere dove avanzano i boschi, dove scompaiono i pascoli o come si modificano gli ambienti naturali è fondamentale per comprendere l’evoluzione delle Alpi.
I ricercatori hanno utilizzato un piccolo aereo equipaggiato con strumenti capaci di fotografare il terreno con una precisione fino a 15 centimetri e di raccogliere informazioni invisibili all’occhio umano. Le immagini sono state poi analizzate dall’intelligenza artificiale, alla quale gli esperti hanno insegnato a riconoscere 14 diversi tipi di superficie.
Il sistema è così riuscito a classificare autonomamente gran parte del territorio osservato, distinguendo alberi, prati, corsi d’acqua, rocce e costruzioni. Qualche difficoltà rimane nel riconoscimento delle zone umide e di alcuni arbusti.
Le possibili applicazioni sono importanti. Mappe sempre più precise potrebbero consentire di seguire nel tempo l’avanzata della vegetazione, l’abbandono dei pascoli e le trasformazioni degli habitat, offrendo nuovi strumenti a chi si occupa della tutela della montagna.
L’intelligenza artificiale, però, non sostituisce gli studiosi: sono ancora gli esperti a insegnarle che cosa osservare e a verificare i risultati. La tecnologia diventa così un alleato per conoscere meglio un ambiente fragile e in continua trasformazione.




