AI, la gioia dei crimini digitali

24-08-2026 | News

Impiego dell’algoritmo per attività criminali online è aumentato del 40% in un anno

L’intelligenza artificiale non sta cambiando soltanto il lavoro e l’economia: sta trasformando anche il crimine digitale, rendendo più semplici, economiche e sofisticate attività che fino a pochi anni fa richiedevano competenze tecniche elevate. Secondo il nuovo AI-in-Crime Adoption Index di TRM Labs, nel 2026 l’impiego dell’AI nelle attività criminali è aumentato del 40% rispetto all’anno precedente. Il livello complessivo di adozione ha raggiunto 54 punti su 100, contro circa 28 nel 2024. A trainare il fenomeno sono soprattutto le truffe, ormai considerate la categoria nella quale l’impiego dell’intelligenza artificiale ha raggiunto un livello “maturo”.

L’AI può infatti accompagnare praticamente ogni fase di una frode: individuare potenziali vittime, preparare messaggi personalizzati, produrre immagini e video deepfake e persino sostenere automaticamente conversazioni con gli obiettivi. Dal 2022 la quota di segnalazioni di truffe nelle quali compare l’utilizzo dell’intelligenza artificiale è cresciuta di circa tredici volte. Nel settore delle criptovalute, inoltre, il 17% delle truffe riconducibili a domini ancora attivi pubblicizza prodotti collegati in qualche modo all’AI. Ancora più impressionante il dato sui deepfake: le perdite segnalate nel 2026 hanno già superato del 263% l’intero valore registrato nel 2025.

Immagine da Magnific

L’intelligenza artificiale sta diventando importante anche negli attacchi informatici veri e propri. TRM Labs ha contato 201 hack nella prima metà del 2026, contro 83 nello stesso periodo dell’anno precedente. Una quota enorme delle somme sottratte è inoltre concentrata in pochissime operazioni: appena il 4% degli incidenti ha prodotto il 75% del valore complessivamente rubato. La Corea del Nord avrebbe sottratto circa 600 milioni di dollari, pari al 61% del totale registrato nei primi sei mesi dell’anno.

Anche il ransomware sta diventando più accessibile. Kit che non richiedono capacità di programmazione vengono ormai venduti per cifre comprese tra 400 e 1.200 dollari. A luglio la società di sicurezza Sysdig ha inoltre documentato JadePuffer, descritto come il primo ransomware completamente “agentico”: un agente AI sarebbe stato in grado di occuparsi autonomamente della ricognizione, del furto delle credenziali, degli spostamenti all’interno dei sistemi compromessi e infine della cifratura dei dati.

Il punto centrale è quindi la drastica riduzione delle barriere d’ingresso al crimine informatico. L’AI consente a soggetti meno preparati di utilizzare strumenti prima riservati agli specialisti e permette ai gruppi più organizzati di moltiplicare velocità e scala delle operazioni. La stessa tecnologia, tuttavia, offre nuovi strumenti anche a investigatori e sistemi di sicurezza. La partita si giocherà sulla velocità: secondo TRM Labs, l’equilibrio tra attacco e difesa dipenderà dalla capacità degli strumenti di contrasto e di compliance di evolvere con la stessa rapidità di quelli utilizzati dai criminali.

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