AI fondamentale per la crescita economica

1-06-2026 | News

Per il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta sulla rivoluzione tecnologica si gioca il futuro del Paese

L’intelligenza artificiale come motore della crescita, ma anche come rischio da governare. Nelle sue Considerazioni finali, il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta ha indicato la rivoluzione tecnologica come uno dei principali terreni su cui si giocherà il futuro dell’economia italiana ed europea. Secondo Panetta, “intelligenza artificiale, robotica e altre innovazioni stanno ridisegnando i processi produttivi”, modificando il lavoro, la competitività delle imprese e gli equilibri economici globali.

Il punto centrale del suo ragionamento, però, non è l’entusiasmo per la tecnologia in sé. Il governatore mette in guardia dall’idea che l’innovazione produca automaticamente benessere diffuso. Al contrario, sostiene che la trasformazione in corso debba essere accompagnata da scelte politiche, economiche e sociali capaci di indirizzarla. “La rivoluzione tecnologica non produrrà spontaneamente benessere condiviso: deve essere governata”, ha affermato, sottolineando che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale deve restare al servizio della persona e della società e non favorire una concentrazione crescente del potere nelle mani di pochi grandi attori tecnologici.

Dietro queste parole emerge una delle grandi questioni del nostro tempo: chi controllerà le tecnologie che stanno cambiando il mondo? Oggi la corsa all’intelligenza artificiale è dominata da colossi globali che possiedono infrastrutture, dati e capacità di calcolo. Per l’Europa, e per l’Italia, il rischio è quello di restare semplici consumatori di innovazione sviluppata altrove, perdendo autonomia industriale e capacità decisionale.

Panetta collega inoltre la sfida tecnologica a quella generazionale. L’innovazione passa soprattutto attraverso i giovani, le competenze avanzate e la ricerca. Per questo richiama la necessità di creare opportunità che impediscano la fuga di talenti e consentano al Paese di valorizzare il proprio capitale umano. L’intelligenza artificiale, nella sua visione, non è soltanto una questione tecnica, ma un tema che riguarda crescita economica, occupazione, istruzione e coesione sociale.

Il messaggio finale è chiaro: la tecnologia sarà decisiva per il futuro, ma non è neutrale. Senza regole, investimenti e una strategia comune europea, l’IA rischia di ampliare disuguaglianze e dipendenze. Governarla significa invece trasformarla in uno strumento di sviluppo, mantenendo al centro le persone e non gli algoritmi.

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