AI, Italia penultima in Europa

30-04-2026 | News

La utilizza appena il 19,9% delle persone fra 16 e 74 anni

Italiani, popolo di santi, poeti e navigatori, ma non certo di appassionati alla tecologia. Secondo i dati Istat ripresi da Orizzonte Scuola, nel 2025 solo il 19,9% degli adulti tra i 16 e i 74 anni ha utilizzato strumenti di AI generativa, come chatbot, generatori di immagini o codice, negli ultimi tre mesi. Un dato che colloca il Paese al penultimo posto in Europa. Peggio fa solo la Romania, mentre la media Ue è oltre il 32%.

Non è solo un ritardo tecnologico: è un ritardo sociale. L’adozione dell’AI segue linee di frattura già note. L’età è il primo fattore discriminante: oltre la metà degli adolescenti (51,2%) utilizza questi strumenti, ma la percentuale cala rapidamente con l’aumentare degli anni. Il risultato è una frattura generazionale netta, in cui l’intelligenza artificiale è già quotidianità per i più giovani e resta periferica per il resto della popolazione.

Immagine da Freepik

Anche il capitale culturale pesa. Tra laureati e diplomati l’uso dell’AI arriva al 32%, mentre scende sotto il 15% tra chi ha livelli di istruzione più bassi, fino a diventare marginale tra chi possiede solo la licenza media. L’intelligenza artificiale, insomma, non riduce le disuguaglianze: tende piuttosto a rifletterle e, potenzialmente, ad ampliarle.

A colpire è soprattutto il dato qualitativo: il 59,9% di chi non utilizza l’AI dichiara semplicemente di “non averne bisogno”. Non paura, non opposizione ideologica, ma irrilevanza percepita. È qui il vero nodo italiano: l’AI non è ancora entrata nei processi quotidiani di lavoro e produzione, né nella percezione diffusa di utilità.

Il divario territoriale conferma il quadro: il Nord resta più avanti, mentre il Mezzogiorno si ferma a livelli sensibilmente inferiori. Una geografia già vista per altre innovazioni digitali, che ora rischia di replicarsi su una tecnologia destinata a ridefinire produttività e occupazione.

Il punto non è quindi solo quanti usano l’AI, ma come e perché. In altri Paesi europei l’intelligenza artificiale è già leva economica e organizzativa; in Italia è ancora, in larga parte, uno strumento opzionale. Se questo scarto non verrà colmato, il rischio non è semplicemente tecnologico: è sistemico. Perché nell’economia che viene, non usare l’AI non significa restare fermi, ma restare indietro.

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