I risultati in un report dell’OMS
L’intelligenza artificiale sta entrando sempre di più nei sistemi sanitari europei: oggi è già impiegata nella diagnostica assistita, nella lettura di radiografie, nei chatbot per l’assistenza ai pazienti e in strumenti di supporto clinico. Tuttavia, una recente indagine dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per la Regione Europea segnala che, nonostante l’adozione delle tecnologie sia diffusa, la preparazione dei Paesi è irregolare e spesso carente.
Il rapporto disegna un quadro in cui solo l’8% dei Paesi ha una strategia nazionale specifica sull’AI in sanità, mentre la maggior parte si muove con piani generali o inserisce l’AI all’interno di strategie più ampie di sanità digitale. Questa frammentazione normativa e di governance rischia di rallentare l’adozione efficiente e sicura dell’AI in un settore delicato come quello sanitario.

Un altro nodo cruciale è quello delle competenze professionali: meno di un quarto dei Paesi offre formazione specifica sull’AI al personale sanitario già in servizio, e solo una minoranza ha integrato contenuti sull’AI nei percorsi formativi universitari. Anche la creazione di ruoli dedicati all’AI e alla data science nei sistemi sanitari è limitata. Secondo l’OMS, questo gap formativo può portare a un uso acritico degli strumenti o, al contrario, a una diffidenza diffusa che ne frena l’adozione.
Dal punto di vista della partecipazione pubblica, sebbene numerosi Paesi abbiano avviato consultazioni tecniche sull’AI, associazioni di pazienti e cittadini più ampi restano spesso tagliati fuori dal dibattito. L’OMS sottolinea che l’accettabilità sociale dell’AI dipende fortemente dalla trasparenza su come vengono usati i dati e su come gli algoritmi influenzano le decisioni sanitarie.
Nonostante queste criticità, le tecnologie sono già operative in molti contesti: circa il 64% degli Stati utilizza sistemi di supporto diagnostico e il 50% strumenti digitali per il dialogo con i pazienti. La maggioranza dichiara che l’obiettivo principale è migliorare la qualità delle cure, alleggerire il carico di lavoro del personale sanitario is aumentare l’efficienza dei servizi.
In Italia, l’adozione dell’AI in sanità segue un percorso simile a quello di molti Paesi del Sud Europa: non esiste ancora una strategia nazionale dedicata, ma ci sono applicazioni sperimentali, nate anche durante la pandemia, per il triage dei pazienti e il supporto diagnostico. Progetti come MIA (Medicina & Intelligenza Artificiale), promossi da Agenas nell’ambito del PNRR, puntano a portare l’AI nella sanità territoriale come strumento di supporto quotidiano ai professionisti, non come sostituto.
In sintesi, l’AI in sanità rappresenta un’opportunità significativa per i sistemi europei, ma serve un salto di qualità nelle strategie, nelle competenze, nelle regole e nella trasparenza per tradurre il potenziale tecnologico in benefici concreti per pazienti e operatori sanitari.




