La multinazionale americana InvestCloud sostituisce l’uomo con l’algoritmo
La notizia ha fatto scalpore e non potrebbe essere altrimenti. Marghera, la filiale italiana della multinazionale fintech InvestCloud ha avviato il licenziamento collettivo di tutti i suoi 37 dipendenti, chiudendo di fatto l’unica sede nel Paese. La motivazione è esplicita: il nuovo modello organizzativo del gruppo si basa su sistemi integrati di intelligenza. Non si tratta quindi di ridurre i costi in una fase di difficoltà. Al contrario: l’azienda è in crescita. Il fatturato è aumentato e la produttività per addetto era elevata.Il punto è un altro: il lavoro umano, in quella configurazione, non è più necessario.

Si tratta di un caso di sostituzione dell’intero organico aziendale, dove, a causa della tecnologia, 37 fra ingegneri, sviluppatori e tecnici diventano facilmente rimpiazzabili dall’algoritmo. Per anni il settore del software finanziario ha funzionato su una logica distribuita: team locali adattavano i prodotti alle esigenze dei clienti. Ma questo modello oggi è considerato inefficiente: duplicazioni, tempi lunghi, scarsa scalabilità.
La risposta è una piattaforma centralizzata, standardizzata, alimentata dall’intelligenza artificiale.
I sindacati parlano apertamente di un precedente pericoloso. Non solo per il territorio, ma per l’intero settore ICT. Perché se un’azienda sana può sostituire completamente una sede con algoritmi, allora il tema non è più la crisi, ma il modello di sviluppo. Qui emerge la contraddizione centrale. L’AI promette efficienza, velocità, scalabilità. Ma non redistribuisce automaticamente i benefici. Se aumenta la produttività senza creare nuovi spazi occupazionali, il risultato è una compressione del lavoro, non una sua evoluzione. Marghera diventa così un banco di prova. Non tanto per la tecnologia quanto per la decisione politica e industriale di usarla fino in fondo e il controllo etico che una tecnologia così pervasiva deve avere per forza.
da ignorare.




