Il futuro della consulenza finanziaria

14-12-2025 | News

A decidere i nostri investimenti potrebbe essere l’algoritmo

L’intelligenza artificiale in banca è già entrata da tempo, adesso, però, pone seri interrogativi. Con l’accordo tra Bbva e OpenAI l’algoritmo non è più solo un ausilio digitale, ma un elemento strutturale che promette di ridefinire l’intera filiera dei servizi finanziari. L’obiettivo dichiarato è costruire una banca ‘intelligente’, capace di offrire servizi proattivi, personalizzati e più efficienti.

L’AI, dunque, non si limita più a supportare attività di routine: grazie a sistemi sempre più sofisticati, può automatizzare processi di analisi del rischio, suggerire decisioni operative, gestire interazioni con i clienti e persino affiancare i gestori nelle consulenze. In molte banche, oltre l’80% degli utenti di strumenti AI segnala risparmi di tempo significativi su attività ripetitive, con evidenti guadagni di produttività.

Immagine da Freepik

Una funzionalità preziosa, ma che fa sorgere molti dubbi a livello di impiego delle risorse umane. Il rischio è di un’accelerazione dei tagli di personale, in un settore, quello bancario, dove l’occupazione in Europa è già in calo da anni: la Spagna ha perso circa il 23% dei dipendenti del settore negli ultimi dieci anni, l’Italia circa il 15% e la Germania il 14%.  Una tendenza dovuta alla digitalizzazione crescente e che adesso rischia di aumentare ancora di più, colpendo soprattutto le funzioni operative e i ruoli meno qualificati che storicamente costituivano l’ossatura delle reti di sportello.

È evidente che la tecnologia non sostituirà completamente il lavoro umano, ma cambierà radicalmente il suo contenuto: compiti ripetitivi e standardizzati lasceranno spazio a funzioni che richiedono giudizio, empatia, gestione delle relazioni e capacità di interpretare scenari complessi, tutte qualità che gli algoritmi non replicano facilmente. Allo stesso tempo, la diffusione dell’IA apre nuove opportunità professionali, dalla gestione dei modelli predittivi alla governance dei sistemi intelligenti, richiedendo competenze ibride come il data literacy e la capacità di lavorare in team con strumenti avanzati. In questo contesto, il vero nodo non è tanto se l’IA eliminerà posti di lavoro, quanto come il settore bancario e le politiche pubbliche sapranno accompagnare la transizione, investendo in formazione, safety net e riqualificazione per evitare che la rivoluzione tecnologica si traduca in una frattura sociale.

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