Oltre un terzo sono in Europa
L’AI cambia il lavoro: già persi 425 mila posti
L’Intelligenza Artificiale inizia a presentare il ‘conto’ dell’innovazione e a lanciare segnali su un mondo del lavoro che deve cambiare. Secondo i dati raccolti dalla piattaforma AILayoffs.live e rilanciati da Consumers’ Forum, dal 2023 a oggi circa 425 mila posti di lavoro sono stati eliminati per effetto diretto o indiretto dell’adozione di sistemi di AI, di cui 142 mila in Europa.
A essere maggiormente esposte sono le professioni basate su attività ripetitive e standardizzate. Tra queste figurano addetti amministrativi, operatori di call center, impiegati bancari, cassieri, traduttori e parte del personale dedicato alla gestione documentale. L’intelligenza artificiale generativa è infatti sempre più capace di elaborare testi, compilare documenti, rispondere a richieste dei clienti e gestire grandi quantità di dati in tempi ridottissimi.

Le stime dell’International Labour Organization (ILO) indicano che circa il 25% dei lavoratori nel mondo svolge attività potenzialmente esposte all’automazione tramite AI. Nei Paesi ad alto reddito la quota sale al 34%, segno che le economie più avanzate potrebbero essere anche quelle più interessate dalla trasformazione.
Gli esperti invitano però a non confondere esposizione e sostituzione. In molti casi l’intelligenza artificiale non eliminerà intere professioni, ma ne modificherà profondamente le mansioni. Il lavoro umano tenderà a concentrarsi sempre più su controllo, supervisione, creatività e capacità relazionali, mentre le attività ripetitive verranno affidate alle macchine.
La sfida riguarda soprattutto la formazione. Se alcune professioni sono destinate a ridursi, altre stanno emergendo rapidamente: specialisti AI, analisti dei dati, esperti di automazione e figure capaci di integrare strumenti intelligenti nei processi aziendali. Il rischio maggiore, dunque, non è l’intelligenza artificiale in sé, ma la difficoltà di adattare competenze e sistemi educativi alla velocità del cambiamento. Oggi il problema non è capire se l’AI cambierà il lavoro: lo sta già facendo.



