I droni mappano la salute delle viti
Il futuro della viticoltura sta rapidamente cambiando grazie all’ingresso massiccio di tecnologie digitali come droni, satelliti, sensori e robot che, insieme all’artificial intelligence (AI), trasformano la gestione dei vigneti da un’attività empirica a una disciplina basata sui dati.
Secondo gli esperti, in particolare Pietro Franceschi, responsabile dell’Agricoltura digitale presso Fondazione Mach, l’obiettivo è costruire una viticoltura di precisione: un sistema che raccoglie enormi quantità di informazioni da diverse fonti – immagini satellitari, rilevamenti in volo, dati meteo e condizioni del suolo – per fornire indicazioni puntuali su quando, dove e come intervenire nelle diverse fasi della coltivazione.

THE droni agricoli, equipaggiati con sensori multispettrali, sorvolano i filari mappando lo stato di salute delle viti e identificando aree di stress vegetativo o attacchi di parassiti, consentendo di intervenire prima che i problemi si aggravino. Allo stesso tempo, i satelliti forniscono una visione più ampia e continuativa del vigneto, aiutando a prevedere eventi estremi come gelate o siccità, e a ottimizzare la gestione dell’acqua e delle risorse.
Sul terreno entrano in campo i robot agricoli, dotati di GPS e sistemi di guida autonoma, in grado di compiere compiti come il monitoraggio ravvicinato, la potatura o l’applicazione selettiva di trattamenti fitosanitari. Queste macchine non solo riducono il lavoro manuale, ma lo fanno con precisione, minimizzando l’uso di prodotti chimici e risorse, con evidenti benefici per sostenibilità e costi.
Fondamentale è l’uso dell’intelligenza artificiale per analizzare e integrare tutti questi dati, creando modelli predittivi che aiutano il viticoltore a prendere decisioni tempestive e mirate. In questo contesto, la gestione dei big data diventa un elemento chiave: senza standardizzazione e condivisione delle informazioni, infatti, la potenza delle tecnologie resta parzialmente inespresso.
Uno degli ambiti in cui questi strumenti stanno mostrando grande potenziale è la gestione idrica: irrigare “dove, quando e quanto serve” permette di risparmiare acqua, contrastare la siccità e favorire un miglioramento qualitativo delle uve.
Non meno importante è la lotta alle fitopatie: grazie a modelli epidemiologici basati su immagini e dati meteorologici, si possono prevedere e combattere in modo più efficiente malattie come peronospora e oidio, riducendo le perdite di produzione e l’impatto ambientale.
Questa trasformazione richiede però anche una cultura tecnologica diffusa: viticoltori, enologi e provider di tecnologie devono dialogare e condividere linguaggi e strategie per sfruttare al massimo le potenzialità offerte dall’agricoltura digitale. Solo così il vino del futuro potrà essere più sostenibile, redditizio e qualitativamente superiore.





