AI, un boom poco sostenibile

29-01-2026 | News

BCG: fino al 2028 data center sempre più energivori

Il boom dell’intelligenza artificiale sta aprendo un paradosso sempre meno sostenibile: l’AI viene venduta come motore di efficienza e innovazione, ma la sua infrastruttura – soprattutto data center e capacità di calcolo – spinge verso un aumento strutturale della domanda energetica. A dirlo è un report di Boston Consulting Group (BCG), secondo il quale la domanda globale legata ai data center è in crescita del 16% annuo fino al 2028, un ritmo che rende la questione energetica un vincolo industriale, non un dettaglio tecnico.

Immagine da Freepik

Il problema non riguarda solo l’energia spesa quando un utente usa un sistema generativo. È l’intera filiera a pesare: addestramento dei modelli, inferenza su larga scala, alimentazione e raffreddamento dei data center, produzione e rinnovo dell’hardware. In questo scenario, ESG360 richiama anche un ordine di grandezza che fotografa la pressione potenziale sul sistema Paese: in Italia si parla di richieste che arrivano fino a 50 GW, segnale di una corsa che rischia di entrare in conflitto con la capacità reale di rete, approvvigionamento e tempi autorizzativi.

È qui che BCG introduce l’idea della possibile “bolla digitale”: una crescita fuori controllo dell’infrastruttura AI, guidata dalla competizione tecnologica più che da un disegno sostenibile. Per evitare che l’innovazione diventi un moltiplicatore di emissioni e consumo elettrico, serve spostare il focus dal “più potenza” al “meno spreco”: modelli più efficienti, software e chip ottimizzati, governance energetica dei carichi di lavoro, e soprattutto metriche credibili per misurare consumi ed impatto.

Nel breve periodo la partita non sarà solo tecnologica ma strategica: vincerà chi riuscirà a scalare l’AI senza far esplodere i costi energetici e infrastrutturali. Perché la sostenibilità, ormai, si gioca anche in kilowatt e capacità di rete.

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