Un problema chiamato Trump

8-01-2026 | News

Il presidente Usa nel suo primo anno di mandato ha dato vita a una politica estera basta sull’uso della forza

Più che un Nobel per la Pace, una mina impazzita, che sta dando nuova forma all’ordine mondiale con conseguenze imprevedibili e pericolose. Il presidente americano Donald Trump si vanta di aver posto fine a otto guerre. Ma di fatto il suo primo anno di mandato è stato caratterizzato da un uso della forza come non se ne vedeva da tempo da parte di un inquilino della Casa Bianca. Interventi selettivi, volti più a tutelare interessi nazionali o personali che a porre effettivamente le premesse per un mondo più democratico e in pace.

Il primo intervento è stato contro l’Iran, nel giugno 2025. I raid, motivati ufficialmente come risposta a minacce dirette contro interessi americani e alleati regionali, hanno inasprito le tensioni in Medio Oriente, alimentando il rischio di una escalation più ampia. L’azione militare ha avuto un forte impatto simbolico, mostrando la volontà di Washington di usare la forza come strumento di deterrenza, ma ha anche riaperto il dibattito sui limiti dell’intervento armato in una regione già profondamente instabile.

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A dicembre è stata la volta della Nigeria. L’intervento è stato presentato come parte della lotta al terrorismo e al jihadismo armato. Le operazioni, condotte in collaborazione con le autorità locali, hanno colpito gruppi responsabili di violenze diffuse e destabilizzazione regionale. Tuttavia, l’azione americana ha sollevato interrogativi sulla crescente militarizzazione del continente africano e sul rischio che interventi esterni, seppur mirati, possano aggravare fragilità politiche e sociali già esistenti, anziché risolverle alla radice.

Il 3 gennaio scorso, poi, l’attacco al Venezuela e il rapimento del dittatore Nicolas Maduro e della moglie ha accentuato le tensioni regionali e rafforzato il fronte critico verso l’ingerenza statunitense, rilanciando il dibattito sul rispetto della sovranità nazionale e sull’efficacia delle soluzioni militari in contesti di crisi politica ed economica.

Il presidente Trump sta giocando una partita molto pericolosa. Convinto di poter cancellare 30 anni di globalizzazione agisce in funzione anticinese. Ma nel contempo ha indebolito tutte le istituzioni che regolavano, in modo ampiamente perfettibile, l’ordine internazionale da decenni e le sta sostituendo con la legge del più forte, dove gli equilibri globali rischiano di venire decisi da un ristretto numero di potenze.

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