TikTok entrusts content moderation to AI

25-08-2025 | News

Polemiche a Londra e Berlino. I sindacati: l’intelligenza artificiale non è in grado di cogliere le sfumature del linguaggio.

TikTok colpisce ancora. Il controverso social cinese punta sull’intelligenza artificiale per la moderazione dei contenuti. Ma a rimetterci sono i dipendenti e, stando agli esperti, non solo. La squadra “Trust & Safety” nel Regno Unito e non solo, è in fase di ristrutturazione. I dipendenti dell’ufficio londinese hanno ricevuto comunicazione dell’intenzione di spostare le attività di moderazione in hub regionali come Dublino e Lisbona, spinti dall’evoluzione dei modelli linguistici avanzati. La decisione arriva a poche settimane dall’entrata in vigore dell’Online Safety Act britannico, al quale TikTok risponde ricorrendo a strumenti automatizzati per garantire rapidità nelle segnalazioni e conformità normativa.

Immagine da Freepik

La riorganizzazione coinvolge non solo il Regno Unito ma anche il Sud e il Sud-Est dell’Asia. In Olanda e Malesia, TikTok ha già sostituito interi team di moderatori con sistemi di intelligenza artificiale. In Germania, il taglio del team di Berlino – circa 150 posti, quasi il 40% dell’organico dedicato alla lingua tedesca – ha scatenato scioperi promossi dal sindacato, che lamenta la mancanza di tutele e l’esclusione dagli incontri negoziali.

Secondo le associazioni di categoria, l’IA, pur efficiente, non ha sufficiente sensibilità per cogliere sfumature culturali, ironia o contesto legale locale, e rischia di amplificare errori o ingiustizie. Più dell’85% dei contenuti vietati vengono già rilevati automaticamente e il 99% di questi viene rimosso prima ancora che vengano segnalati dagli utenti. Ma questa rapidità ha un prezzo: secondo i rappresentanti dei lavoratori, dietro la retorica dell’innovazione si nasconde la volontà di ridurre i costi del lavoro, sacrificando la sicurezza e l’esperienza dei moderatori umani.

Il timore è che ridurre drasticamente il controllo umano metta a rischio la tutela degli utenti, già sotto crescente pressione normativa. La moderazione automatizzata è utile per bloccare grandi volumi di contenuti palesemente in violazione, ma fatica a valutare casi di confine, a distinguere l’ironia dall’odio, il dibattito politico dalla disinformazione, l’arte dalla pornografia. In questi spazi grigi l’intervento umano resta essenziale, e la sua riduzione rischia di creare più problemi di quanti ne risolva.

La questione, dunque, resta aperta e tocca un nodo più ampio: fino a che punto possiamo affidarci alle macchine per decidere cosa è accettabile dire, mostrare o condividere nello spazio pubblico digitale?

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