Il Global Cybersecurity Index 2024 pone il Belpaese fra i leader mondiali nella difesa delle proprie reti
Le notizie circa attacchi informatici a siti istituzionali e di grandi aziende ormai sono un’emergenza a livello globale. Blocco dei servizi, acquisizione dei dati sensibili degli utenti, oltre alla minaccia alla sicurezza dei singoli Stati.
La buona notizia è che l’Italia sa come affrontarli. A dirlo è l’Unione internazionale delle telecomunicazioni, agenzia delle Nazioni Unite che da cinque anni pubblica un report dettagliato sullo ‘stato di salute’ delle reti a livello mondiale.

Un’indagine rigorosa, che prende in considerazione cinque pilastri chiave. Il primo sono le misure legali, che servono a regolamentare i crimini informatici. Il secondo sono le misure tecniche: di queste fanno parte le strategie nazionali e le creazioni di team specializzati. In Italia ci sono il CIRT (Cyber Incident Response Team), il CERT (Computer Emergency Response Team) e il CSIRT (Computer Security Incident Response Team). Il terzo pilastro sono le misure organizzative, che servono a coordinare i vari enti. Il quinto è quello della cooperazione, fondamentale per rafforzare le collaborazioni sia a livello nazionale che internazionale.
L’edizione 2024 del rapporto ha analizzato 194 Paesi, con l’obiettivo di valutare le politiche di sicurezza informatica e favorire lo sviluppo di nuove strategie contro le minacce digitali. Il punteggio medio globale è di 65.7 su 100. Le nazioni, dunque, stanno facendo passi avanti nella sicurezza delle reti, ma ci sono comunque molte disuguaglianze fra le nazioni. Mentre molti paesi hanno rafforzato la loro legislazione e migliorato le infrastrutture tecniche, altri devono ancora colmare importanti lacune, specialmente in ambito organizzativo e formativo. Il rapporto sottolinea anche come sia fondamentale che la sicurezza informatica sia efficace e coordinata a livello internazionale, in un contesto globale sempre più interconnesso e vulnerabile agli attacchi cibernetici.

L’Italia si piazza nella parte alta della classifica, ottenendo il massimo punteggio di 100/100 e posizionandosi dunque in un gruppo ristretto 46 nazioni che hanno dimostrato di avere un approccio completo ed efficace alla cybersicurezza, ponendosi come punto di riferimento a livello globale. Uno dei principali punti di forza dell’Italia è la sua legislazione avanzata, che prevede normative robuste in materia di protezione dei dati personali, privacy e gestione delle violazioni di sicurezza. L’adozione del Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR) ha reso il paese un modello in Europa per la tutela delle informazioni sensibili e la regolamentazione delle attività online, con misure stringenti per aziende e pubblica amministrazione.
L’Italia ha anche sviluppato strategie organizzative solide, tra cui la Strategia Nazionale di Cybersicurezza, che viene aggiornata regolarmente per rispondere alle minacce emergenti. Questo approccio integrato permette di garantire un alto livello di protezione per le infrastrutture critiche, tra cui i settori governativo, finanziario ed energetico, che sono frequentemente bersaglio di attacchi informatici. In un mondo come questo, in costante evoluzione, l’investimento su nuove competenze è fondamentale e anche su questo l’Italia è sulla strada giusta. Il Paese sta promuovendo campagne di sensibilizzazione sulla cybersecurity per cittadini e imprese, introducendo programmi di formazione nelle scuole e università e offrendo incentivi per la crescita del settore della sicurezza informatica.
A livello internazionale, l’Italia mantiene una forte cooperazione con partner europei e globali, partecipando attivamente ad accordi multilaterali e collaborando con l’UE, la NATO, l’ITU e l’ENISA (Agenzia europea per la cybersecurity). Queste partnership consentono lo scambio di informazioni strategiche e il rafforzamento della difesa cibernetica attraverso iniziative congiunte e condivisione di risorse.
Non basta, però, per sedersi sugli allori. Il report evidenzia anche come l’aumento degli attacchi ransomware, ossia programmi malevoli che infettano il computer, rappresenta una delle minacce principali, con un numero crescente di operazioni rivolte contro aziende, pubbliche amministrazioni e infrastrutture critiche. Le PMI italiane, sono meno preparate rispetto alle grandi aziende, e anche questo è un fattore di criticità, a cui va aggiunta la carenza di esperti di cybersecurity. Il mercato del lavoro ha una domanda sempre più alta di professionisti qualificati, ma l’offerta è ancora insufficiente, rendendo necessario un ulteriore potenziamento della formazione specializzata. La protezione delle infrastrutture critiche rimane una priorità, soprattutto nei settori sanitario, energetico e finanziario, che necessitano di investimenti continui per garantire la resilienza contro minacce informatiche sempre più sofisticate. Infine, l’Italia deve continuare ad adottare un approccio proattivo, implementando nuove tecnologie, come l’intelligenza artificiale, per il monitoraggio e la gestione delle minacce informatiche in tempo reale.





