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	<title>Festival del Futuro</title>
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	<description>Un futuro da disegnare insieme</description>
	<lastBuildDate>Sun, 04 Oct 2026 17:38:53 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Festival del Futuro</title>
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		<title>Negli Usa un nuovo &#8216;Zar dell&#8217;AI&#8217;</title>
		<link>https://festivaldelfuturo.eu/2026/10/05/negli-usa-un-nuovo-zar-dellai/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Ottaviani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Oct 2026 08:35:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Trump mette Jay Clayton, direttore della National Intelligence, alla guida della neonata Super Intelligence Force</p>
<p>Donald Trump mette l’intelligenza artificiale nelle mani del capo delle spie americane. Il presidente degli Stati Uniti ha nominato Jay Clayton, direttore della National Intelligence, &#8230;</p>
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<p>Trump mette Jay Clayton, direttore della National Intelligence, alla guida della neonata Super Intelligence Force</p>



<p>Donald Trump mette l’intelligenza artificiale nelle mani del capo delle spie americane. Il presidente degli Stati Uniti ha nominato Jay Clayton, direttore della National Intelligence, nuovo “zar” dell’AI e gli ha affidato la guida della neonata <strong>Super Intelligence Force</strong>, una task force incaricata di definire la strategia americana sull’intelligenza artificiale. Una scelta che dice molto su come Washington stia cambiando approccio a una tecnologia considerata ormai non soltanto una leva economica, ma una questione di sicurezza nazionale.</p>



<p>Clayton, che continuerà a dirigere le 18 agenzie della comunità di intelligence americana, avrà 120 giorni per presentare alla Casa Bianca un rapporto sui rischi e sulle opportunità dell’AI e sul ruolo che il governo federale dovrà assumere nel suo sviluppo e controllo. Della squadra faranno parte anche il presidente della Federal Trade Commission Andrew Ferguson, il responsabile tecnologico del Pentagono Emil Michael e il direttore dell’Office of Personnel Management Scott Kupor. Il gruppo risponderà direttamente a Trump e alla chief of staff Susie Wiles.</p>



<p>La nomina segna anche un cambio di fase rispetto al primo “AI czar” della seconda amministrazione Trump, il venture capitalist David Sacks, espressione diretta della Silicon Valley e sostenitore di una regolamentazione minima per consentire alle aziende americane di correre nella competizione con la Cina. Clayton ha invece un profilo molto diverso: avvocato, ex presidente della Securities and Exchange Commission durante il primo mandato di Trump e oggi vertice dell’intelligence. Durante l’audizione al Senato per la sua conferma aveva definito l’intelligenza artificiale contemporaneamente “un’opportunità” e “una minaccia”.</p>



<p>Trump continua a considerare la leadership americana nell’AI una priorità strategica e resta contrario a una regolamentazione che possa rallentarne lo sviluppo. Ma a Washington cresce l’allarme per i rischi legati ai modelli più avanzati, dalla cybersicurezza alla possibilità che sistemi autonomi sfuggano al controllo umano. La Casa Bianca ha recentemente riunito i vertici delle principali aziende del settore, spingendoli ad assumere impegni volontari sulla sicurezza.</p>



<p>La <strong>Super Intelligence Force</strong> nasce esattamente dentro questa contraddizione: accelerare abbastanza da battere la Cina, ma controllare una tecnologia che lo stesso governo americano considera ormai anche una potenziale minaccia. Affidarla al capo dell’intelligence significa che, per Washington, l’AI è definitivamente entrata nel terreno della sicurezza e della competizione tra potenze.</p>



<p></p>
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		<title>Un&#8217;AI sempre più &#8216;ribelle&#8217;</title>
		<link>https://festivaldelfuturo.eu/2026/09/28/unai-sempre-piu-ribelle/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Ottaviani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Adesso a rischio ci sono anche le istituzioni americane</p>
<p>Si moltiplicano i casi in cui l&#8217;AI va fuori controllo. OpenAI sta riesaminando una serie di incidenti nei quali alcuni suoi agenti sperimentali hanno agito in modo inatteso, arrivando a interagire &#8230;</p>
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<p>Adesso a rischio ci sono anche le istituzioni americane</p>



<p>Si moltiplicano i casi in cui l&#8217;AI va fuori controllo. OpenAI sta riesaminando una serie di incidenti nei quali alcuni suoi agenti sperimentali hanno agito in modo inatteso, arrivando a interagire con siti del governo americano senza che l’azienda ne fosse consapevole.</p>



<p>Secondo quanto riportato dal New York Times, nel corso dell’estate sistemi di OpenAI hanno raggiunto siti riconducibili al Dipartimento del Commercio e alla Securities and Exchange Commission, mentre un tentativo avrebbe interessato anche il Dipartimento dell’Istruzione. OpenAI ha precisato che non sarebbero stati modificati sistemi governativi né ottenuti dati riservati. Il punto, però, è un altro: gli agenti hanno compiuto autonomamente azioni che non erano state previste dai loro sviluppatori.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" src="https://festivaldelfuturo.eu/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-27-alle-20.54.53.png" alt="" class="wp-image-45722" width="824" height="513" srcset="https://festivaldelfuturo.eu/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-27-alle-20.54.53.png 824w, https://festivaldelfuturo.eu/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-27-alle-20.54.53-480x299.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 824px, 100vw" /><figcaption>Immagine da Magnific</figcaption></figure>



<p>Non si tratta di un episodio isolato. In Australia un agente di intelligenza artificiale era riuscito ad accedere anche ad aree non pubbliche del sito di Medicare. E durante test condotti su Hugging Face, piattaforma utilizzata dagli sviluppatori di IA, sistemi di OpenAI avevano aggirato alcune barriere di sicurezza e continuato ad agire online autonomamente. Dalla revisione interna è emerso inoltre che 53 immagini condivise da utenti con ChatGPT erano state pubblicate involontariamente su servizi esterni.</p>



<p>OpenAI sta ora ricostruendo il comportamento dei propri modelli e ha avvertito decine di organizzazioni, tra cui governi e università, potenzialmente coinvolte. L&#8217;indagine potrebbe richiedere mesi.</p>



<p>Il problema riguarda soprattutto la nuova generazione di agenti: sistemi che non si limitano a rispondere a una domanda, ma possono navigare in rete, utilizzare strumenti ed eseguire sequenze di operazioni con un grado crescente di autonomia. Più aumenta questa capacità di azione, più diventa difficile prevederne ogni comportamento.</p>



<p>La questione è ormai anche politica. Donald Trump ha ribadito che gli Stati Uniti non intendono rallentare la corsa all’intelligenza artificiale, considerata decisiva nella competizione con la Cina.</p>
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		<title>Ai ci dice quale sia la nostra vera età</title>
		<link>https://festivaldelfuturo.eu/2026/09/21/ai-ci-dice-quale-sia-la-nostra-vera-eta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Ottaviani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 08:04:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;algoritmo sarà in grado di stabilire come stiamo invecchiando</p>
<p><strong>La carta d’identità potrebbe non dire tutta la verità sulla nostra età.</strong> Due persone nate lo stesso giorno possono infatti avere organismi molto diversi: uno può mostrare i segni di un &#8230;</p>
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<p>L&#8217;algoritmo sarà in grado di stabilire come stiamo invecchiando</p>



<p><strong>La carta d’identità potrebbe non dire tutta la verità sulla nostra età.</strong> Due persone nate lo stesso giorno possono infatti avere organismi molto diversi: uno può mostrare i segni di un invecchiamento più rapido, l’altro conservare caratteristiche biologiche tipiche di individui più giovani. È la differenza tra età anagrafica ed età biologica, un campo sul quale ora sta entrando anche l’intelligenza artificiale.</p>



<p>L’obiettivo è utilizzare algoritmi capaci di mettere insieme una grande quantità di informazioni sul nostro organismo e individuare segnali che, presi singolarmente, direbbero poco. Parametri del sangue, metabolismo, infiammazione, funzionalità degli organi e modificazioni epigenetiche del DNA possono contribuire a costruire una sorta di fotografia dell’invecchiamento del corpo.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" src="https://festivaldelfuturo.eu/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-20-alle-20.07.25.png" alt="" class="wp-image-45716" width="821" height="520" srcset="https://festivaldelfuturo.eu/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-20-alle-20.07.25.png 821w, https://festivaldelfuturo.eu/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-20-alle-20.07.25-480x304.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 821px, 100vw" /><figcaption>Immagine da Magnific</figcaption></figure>



<p>Uno dei filoni più studiati è quello degli “orologi epigenetici”, che osservano soprattutto la metilazione del DNA, modificazioni chimiche che cambiano con il passare degli anni. Modelli come Horvath, PhenoAge o GrimAge cercano così di stimare non quanti anni siano trascorsi dalla nascita, ma a quale velocità stia invecchiando l’organismo.</p>



<p>Ed è qui che l’intelligenza artificiale può fare la differenza: analizzando contemporaneamente enormi quantità di dati biologici, gli algoritmi possono riconoscere schemi difficili da individuare con metodi tradizionali e arrivare a una stima sempre più personalizzata.</p>



<p>Conoscere l’età biologica potrebbe avere soprattutto un valore preventivo. Alimentazione, attività fisica, sonno, stress, fumo e consumo di alcol possono infatti incidere sul modo in cui invecchiamo. Misurare nel tempo determinati indicatori potrebbe quindi aiutare a capire se un cambiamento nello stile di vita stia producendo effetti sull’organismo.</p>



<p>Ma attenzione a non trasformare un indicatore in un verdetto. L’età biologica non è ancora una misura univoca e diversi sistemi possono restituire risultati differenti. La ricerca sui biomarcatori dell’invecchiamento è promettente, ma non esiste ancora un metodo universalmente riconosciuto per stabilire quanti anni abbia “davvero” il nostro corpo.</p>



<p>L’IA, insomma, non ha ancora trovato l’elisir di lunga vita. Ma potrebbe aiutarci a capire<strong> non soltanto quanto abbiamo vissuto, bensì come stiamo invecchiando.</strong></p>
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		<title>Trump scende in capo per la super AI</title>
		<link>https://festivaldelfuturo.eu/2026/09/16/trump-scende-in-capo-per-la-super-ai/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Ottaviani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Sep 2026 16:12:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il tycoon minimizza i rischi sul mancato controllo umano e propone di cambiarle nome</p>
<p>Donald Trump apre un nuovo fronte sull’intelligenza artificiale. Il presidente americano ha respinto gli allarmi sui rischi legati allo sviluppo troppo rapido dell’IA, definendo esagerati i &#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il tycoon minimizza i rischi sul mancato controllo umano e propone di cambiarle nome</p>



<p>Donald Trump apre un nuovo fronte sull’intelligenza artificiale. Il presidente americano ha respinto gli allarmi sui rischi legati allo sviluppo troppo rapido dell’IA, definendo esagerati i timori sollevati nelle ultime settimane e sostenendo che troppe regole finirebbero per frenare gli Stati Uniti nella competizione tecnologica con la Cina.</p>



<p>La posizione della Casa Bianca si scontra però anche con una parte della stessa industria americana. Sam Altman, Elon Musk e il numero uno di Anthropic Dario Amodei hanno sostenuto la necessità di rallentare la corsa ai modelli più avanzati e introdurre maggiori garanzie di sicurezza. OpenAI ha chiesto esplicitamente regole federali obbligatorie, valutazioni indipendenti e obblighi di segnalazione degli incidenti.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" src="https://festivaldelfuturo.eu/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-alle-18.11.30.png" alt="" class="wp-image-45713" width="796" height="675" srcset="https://festivaldelfuturo.eu/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-alle-18.11.30.png 796w, https://festivaldelfuturo.eu/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-16-alle-18.11.30-480x408.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 796px, 100vw" /><figcaption>Immagine da Magnific</figcaption></figure>



<p>La questione sta diventando politica anche a Washington, dove stanno emergendo iniziative bipartisan al Congresso per introdurre maggiori controlli. Trump continua invece a mettere al primo posto la leadership tecnologica americana e il confronto con Pechino.</p>



<p>È su questa frattura che cerca di inserirsi l’Europa. Von der Leyen rivendica l’AI Act come base per costruire regole comuni con partner come Canada e Regno Unito e annuncia un confronto con i principali laboratori di frontiera su valutazione dei modelli, sistemi di allerta e sicurezza. Una linea molto diversa da quella scelta finora da Trump.</p>
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		<item>
		<title>Cresce la paura per l’Ai fuori controllo</title>
		<link>https://festivaldelfuturo.eu/2026/09/10/cresce-la-paura-per-lai-fuori-controllo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Ottaviani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Sep 2026 06:58:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Jacob Coxon, ricercatore di Anthropic, lancia l’allarme</p>
<p>L’allarme arriva dall’interno di una delle aziende che più hanno puntato sulla sicurezza dell’intelligenza artificiale. Jacob Coxon, ricercatore di Anthropic con un passato anche in OpenAI, ha annunciato le proprie dimissioni accusando le &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Jacob Coxon, ricercatore di Anthropic, lancia l’allarme</p>



<p>L’allarme arriva dall’interno di una delle aziende che più hanno puntato sulla sicurezza dell’intelligenza artificiale. Jacob Coxon, ricercatore di Anthropic con un passato anche in OpenAI, ha annunciato le proprie dimissioni accusando le principali società del settore di aver imboccato una corsa sempre più difficile da controllare. Il rischio, sostiene, è arrivare a sistemi capaci di migliorarsi autonomamente prima di avere strumenti adeguati per garantirne la sicurezza.</p>



<p>Coxon ha lavorato negli ultimi tre anni alla fase di pre-addestramento dei modelli prima in OpenAI e poi in Anthropic, società fondata nel 2021 proprio da ex ricercatori di OpenAI intenzionati a mettere maggiormente al centro il problema della sicurezza. Oggi, però, secondo Coxon, neppure Anthropic riesce a sottrarsi alla competizione per sviluppare modelli sempre più potenti. Le aziende, denuncia il ricercatore, stanno puntando verso una superintelligenza capace di auto-migliorarsi senza aver risolto il problema fondamentale: come mantenerla allineata agli obiettivi e agli interessi umani.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="1024" height="690" src="https://festivaldelfuturo.eu/wp-content/uploads/2026/09/IMG_0187-1024x690.jpeg" alt="" class="wp-image-45708" srcset="https://festivaldelfuturo.eu/wp-content/uploads/2026/09/IMG_0187-980x660.jpeg 980w, https://festivaldelfuturo.eu/wp-content/uploads/2026/09/IMG_0187-480x323.jpeg 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw" /><figcaption>Immagina da Magnific</figcaption></figure>



<p>A rendere particolarmente significativo il suo addio è stata la reazione di Evan Hubinger, responsabile del team di Alignment Science di Anthropic. Hubinger ha sostanzialmente confermato la gravità delle preoccupazioni, stimando in oltre il 10% la possibilità che sistemi di intelligenza artificiale estremamente avanzati possano provocare la scomparsa dell’umanità nel prossimo decennio. Ha inoltre ammesso che l’azienda non dispone ancora di una soluzione al problema dell’allineamento di una futura superintelligenza.</p>



<p>Il caso Coxon non è isolato. Negli ultimi mesi altri ricercatori hanno lasciato il settore denunciando il divario crescente tra la velocità dello sviluppo tecnologico e quella delle misure di sicurezza. Parallelamente aumentano le pressioni sui governi perché intervengano con regole più stringenti. Oltre mille esperti e addetti ai lavori, tra cui lo stesso Coxon e il Ceo di Anthropic Dario Amodei, hanno sottoscritto un appello per un coordinamento internazionale volto a rallentare lo sviluppo di sistemi capaci di migliorarsi autonomamente. Il timore è che la competizione tra aziende e potenze trasformi la prudenza in uno svantaggio competitivo, spingendo tutti ad accelerare proprio quando sarebbe necessario fare il contrario.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Treviso dichiara guerra all’AI senza regole</title>
		<link>https://festivaldelfuturo.eu/2026/09/07/treviso-dichiara-guerra-allai-senza-regole/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Ottaviani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 07:02:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I dipendenti non potranno utilizzare piattaforme non autorizzate</p>
<p>Treviso mette un argine all’uso incontrollato dell’intelligenza artificiale nella pubblica amministrazione. Il Comune è tra i primi in Italia ad aver adottato un regolamento e un codice etico che vietano ai dipendenti &#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>I dipendenti non potranno utilizzare piattaforme non autorizzate</p>



<p>Treviso mette un argine all’uso incontrollato dell’intelligenza artificiale nella pubblica amministrazione. Il Comune è tra i primi in Italia ad aver adottato un regolamento e un codice etico che vietano ai dipendenti di utilizzare negli uffici piattaforme di AI gratuite e non autorizzate, come ChatGPT, per trattare pratiche e informazioni dell’ente. La delibera è stata approvata dalla giunta il primo settembre.</p>



<p>Nel mirino c’è soprattutto la cosiddetta “shadow AI”: l’utilizzo spontaneo da parte dei dipendenti di chatbot disponibili sul web per scrivere testi, sintetizzare documenti o accelerare il lavoro amministrativo. Il rischio è duplice. Da una parte, inserendo nelle piattaforme informazioni relative ai cittadini si possono esporre dati personali o sensibili; dall’altra, le risposte prodotte dai modelli possono contenere errori o informazioni inventate, le cosiddette “allucinazioni”, particolarmente pericolose quando entrano nella preparazione di un atto pubblico.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" src="https://festivaldelfuturo.eu/wp-content/uploads/2026/09/Vettori-foto-e-file-PSD-di-Shadow-ai-Download-gratuito.png" alt="" class="wp-image-45704" width="780" height="723" srcset="https://festivaldelfuturo.eu/wp-content/uploads/2026/09/Vettori-foto-e-file-PSD-di-Shadow-ai-Download-gratuito.png 780w, https://festivaldelfuturo.eu/wp-content/uploads/2026/09/Vettori-foto-e-file-PSD-di-Shadow-ai-Download-gratuito-480x445.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 780px, 100vw" /><figcaption>Immagine da Magnific</figcaption></figure>



<p>Il Comune non chiude però la porta all’intelligenza artificiale. Saranno ammessi sistemi autorizzati dei quali possano essere controllate sicurezza e gestione dei dati, mentre per sperimentare nuove applicazioni verrà creata una “sandbox”, un ambiente separato dalla rete comunale nel quale potranno essere utilizzati soltanto dati fittizi o anonimizzati. Soprattutto, resta obbligatoria la supervisione umana: qualsiasi testo o rapporto prodotto dall’AI avrà valore esclusivamente di bozza e dovrà essere controllato e sottoscritto da un funzionario. Nessuna decisione automatizzata potrà quindi produrre direttamente effetti giuridici sui cittadini.</p>



<p>Più che un divieto di ChatGPT, dunque, quello di Treviso rappresenta uno dei primi tentativi italiani di stabilire un confine tra l’uso personale dell’intelligenza artificiale e il suo impiego nella macchina pubblica. Una distinzione destinata a diventare sempre più importante man mano che chatbot e sistemi generativi entrano, spesso senza regole precise, nella quotidianità degli uffici.</p>
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		<item>
		<title>Se l&#8217;AI va fuori controllo</title>
		<link>https://festivaldelfuturo.eu/2026/08/31/se-lai-va-fuori-controllo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Ottaviani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Aug 2026 08:02:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In aumento i casi in cui l&#8217;algoritmo fa quello che vuole</p>
<p>L’intelligenza artificiale mente, aggira le istruzioni ricevute e, in alcuni casi, riesce ad agire senza l’autorizzazione di chi dovrebbe controllarla. A luglio sono stati segnalati oltre 300 episodi di &#8230;</p>
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<p>In aumento i casi in cui l&#8217;algoritmo fa quello che vuole</p>



<p>L’intelligenza artificiale mente, aggira le istruzioni ricevute e, in alcuni casi, riesce ad agire senza l’autorizzazione di chi dovrebbe controllarla. A luglio sono stati segnalati oltre 300 episodi di perdita di controllo dei sistemi di AI, quasi il doppio rispetto al mese precedente. Dall’inizio dell’anno i casi censiti sono più di 1.600.</p>



<p>I numeri arrivano dal Loss of Control Observatory, progetto sostenuto dall’AI Security Institute britannico che raccoglie e analizza le segnalazioni pubblicate dagli utenti sulla piattaforma X. Per essere classificato come incidente non basta che un modello commetta un errore o fornisca una risposta sbagliata: deve emergere un comportamento definito “strategico”, cioè la capacità del sistema di aggirare deliberatamente un limite imposto dall’utente per raggiungere il proprio obiettivo.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" src="https://festivaldelfuturo.eu/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-31-alle-07.11.14.png" alt="" class="wp-image-45700" width="823" height="739" srcset="https://festivaldelfuturo.eu/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-31-alle-07.11.14.png 823w, https://festivaldelfuturo.eu/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-31-alle-07.11.14-480x431.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 823px, 100vw" /><figcaption>Immagine da Magnific</figcaption></figure>



<p>Tra gli episodi più preoccupanti figurano sistemi che hanno ignorato i meccanismi di autorizzazione umana o si sono spacciati per i propri supervisori, imitandone lo stile di scrittura per concedersi autonomamente il permesso di procedere. In altri casi agenti di AI sono riusciti a uscire dall’ambiente informatico predisposto per i test e a raggiungere sistemi reali attraverso Internet.</p>



<p>Il problema diventa ancora più delicato quando questi strumenti hanno accesso a dati e infrastrutture aziendali. L’aumento dell’autonomia degli agenti di AI significa infatti che un comportamento imprevisto non produce più soltanto una risposta errata, ma può tradursi in un’azione concreta su file, reti e servizi, con potenziali conseguenze sulla sicurezza delle informazioni riservate.</p>



<p>I dati dell’Osservatorio vanno comunque interpretati con cautela: il monitoraggio si basa sulle segnalazioni pubblicate su X, soprattutto da sviluppatori, e non rappresenta quindi un censimento completo. Ma proprio l’assenza di un sistema pubblico e sistematico di rilevazione degli incidenti preoccupa gli esperti. La richiesta alle aziende è di rafforzare i controlli, segnalare gli episodi più gravi e predisporre procedure di emergenza capaci, quando necessario, di sospendere rapidamente un sistema di IA che mostri comportamenti anomali.</p>
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		<title>AI, Bill Gates lancia l&#8217;allarme</title>
		<link>https://festivaldelfuturo.eu/2026/08/27/ai-bill-gates-lancia-lallarme/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Ottaviani]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Aug 2026 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il cofondatore di Microsoft avvisa: è pericolosa</p>
<p>L’intelligenza artificiale è pericolosa e se lo dice Bill Gates vale la pena di crederci. Secondo il cofondatore di Microsoft, la tecnologia corre più velocemente della capacità della politica di governarla. E questa &#8230;</p>
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<p>Il cofondatore di Microsoft avvisa: è pericolosa</p>



<p>L’intelligenza artificiale è pericolosa e se lo dice Bill Gates vale la pena di crederci. Secondo il cofondatore di Microsoft, la tecnologia corre più velocemente della capacità della politica di governarla. E questa volta a lanciare l’allarme non è uno dei tradizionali critici della rivoluzione tecnologica, ma Bill Gates. Il suo parere è ancora più interessante perché per anni è stato tra i più convinti sostenitori delle opportunità offerte dall’IA, avverte che i rischi per l’occupazione, la sicurezza e, in ultima analisi, per la stessa vita umana sono stati sottovalutati. Affrontarli, sostiene, dovrebbe diventare una «priorità assoluta a livello mondiale».</p>



<p>Il primo terreno è quello del lavoro. Gates richiama il precedente della Grande Depressione, quando nel 1933 la disoccupazione americana raggiunse il 25%. L’impatto dell’IA potrebbe non produrre percentuali analoghe, osserva, ma presenta una differenza sostanziale: non sarebbe legato a un ciclo economico destinato prima o poi a esaurirsi. Molti posti di lavoro potrebbero scomparire definitivamente. Gates arriva così a ipotizzare che una quota delle attività oggi esistenti, fino al 40%, venga deliberatamente riservata agli esseri umani, soprattutto nei settori nei quali il rapporto personale rappresenta un valore non sostituibile dalla macchina.</p>



<figure class="wp-block-image aligncenter size-full is-resized"><img loading="lazy" src="https://festivaldelfuturo.eu/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-26-alle-18.04.57.png" alt="" class="wp-image-45696" width="821" height="840" srcset="https://festivaldelfuturo.eu/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-26-alle-18.04.57.png 821w, https://festivaldelfuturo.eu/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-26-alle-18.04.57-480x491.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 821px, 100vw" /><figcaption>Immagine da Magnific</figcaption></figure>



<p>Ma l’accusa più pesante riguarda la Silicon Valley. Secondo Gates, le grandi aziende tecnologiche sarebbero molto più preoccupate di quanto lascino intendere pubblicamente. Chi conosce da vicino la velocità con cui i sistemi stanno migliorando, sostiene, teme scenari difficili da controllare, ma evita di parlarne apertamente perché sono in gioco investimenti da miliardi di dollari. L’IA, ammette lo stesso Gates, ha superato le sue aspettative e alcuni segnali che un tempo avrebbero imposto maggiore cautela sono stati sostanzialmente ignorati.</p>



<p>Da qui la richiesta di passare dall’autoregolamentazione a una vera governance internazionale. Gates punta anche a incontrare Xi Jinping entro la fine dell’anno e ritiene indispensabile un’intesa tra Stati Uniti e Cina per limitare la diffusione dei modelli più pericolosi. Tra le ipotesi c’è un organismo internazionale sul modello delle strutture create per la sicurezza nucleare e dell’aviazione civile, capace di controllare soprattutto le applicazioni dell’IA nel campo biologico e della cybersecurity. Il punto, per Gates, non è fermare l’innovazione. È evitare che una tecnologia destinata a cambiare quasi ogni aspetto della vita umana si sviluppi mentre governi e istituzioni continuano a inseguirla.</p>
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		<title>AI, la gioia dei crimini digitali</title>
		<link>https://festivaldelfuturo.eu/2026/08/24/ai-la-gioia-dei-crimini-digitali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Ottaviani]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Aug 2026 08:28:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Impiego dell&#8217;algoritmo per attività criminali online è aumentato del 40% in un anno</p>
<p>L’intelligenza artificiale non sta cambiando soltanto il lavoro e l’economia: sta trasformando anche il crimine digitale, rendendo più semplici, economiche e sofisticate attività che fino a pochi &#8230;</p>
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<p>Impiego dell&#8217;algoritmo per attività criminali online è aumentato del 40% in un anno</p>



<p>L’intelligenza artificiale non sta cambiando soltanto il lavoro e l’economia: sta trasformando anche il crimine digitale, rendendo più semplici, economiche e sofisticate attività che fino a pochi anni fa richiedevano competenze tecniche elevate. Secondo il nuovo <strong>AI-in-Crime Adoption Index di TRM Labs</strong>, nel 2026 l’impiego dell’AI nelle attività criminali è aumentato del <strong>40% rispetto all’anno precedente</strong>. Il livello complessivo di adozione ha raggiunto 54 punti su 100, contro circa 28 nel 2024. A trainare il fenomeno sono soprattutto le truffe, ormai considerate la categoria nella quale l’impiego dell’intelligenza artificiale ha raggiunto un livello “maturo”. </p>



<p>L’AI può infatti accompagnare praticamente ogni fase di una frode: individuare potenziali vittime, preparare messaggi personalizzati, produrre immagini e video deepfake e persino sostenere automaticamente conversazioni con gli obiettivi. Dal 2022 la quota di segnalazioni di truffe nelle quali compare l’utilizzo dell’intelligenza artificiale è cresciuta di circa <strong>tredici volte</strong>. Nel settore delle criptovalute, inoltre, il 17% delle truffe riconducibili a domini ancora attivi pubblicizza prodotti collegati in qualche modo all’AI. Ancora più impressionante il dato sui deepfake: le perdite segnalate nel 2026 hanno già superato del <strong>263% l’intero valore registrato nel 2025</strong>. </p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" src="https://festivaldelfuturo.eu/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-23-alle-23.30.38.png" alt="" class="wp-image-45692" width="822" height="609" srcset="https://festivaldelfuturo.eu/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-23-alle-23.30.38.png 822w, https://festivaldelfuturo.eu/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-23-alle-23.30.38-480x355.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 822px, 100vw" /><figcaption>Immagine da Magnific</figcaption></figure>



<p>L’intelligenza artificiale sta diventando importante anche negli attacchi informatici veri e propri. TRM Labs ha contato <strong>201 hack nella prima metà del 2026</strong>, contro 83 nello stesso periodo dell’anno precedente. Una quota enorme delle somme sottratte è inoltre concentrata in pochissime operazioni: appena il 4% degli incidenti ha prodotto il 75% del valore complessivamente rubato. La <strong>Corea del Nord</strong> avrebbe sottratto circa 600 milioni di dollari, pari al 61% del totale registrato nei primi sei mesi dell’anno. </p>



<p>Anche il ransomware sta diventando più accessibile. Kit che non richiedono capacità di programmazione vengono ormai venduti per cifre comprese tra <strong>400 e 1.200 dollari</strong>. A luglio la società di sicurezza Sysdig ha inoltre documentato JadePuffer, descritto come il primo ransomware completamente “agentico”: un agente AI sarebbe stato in grado di occuparsi autonomamente della ricognizione, del furto delle credenziali, degli spostamenti all’interno dei sistemi compromessi e infine della cifratura dei dati. </p>



<p>Il punto centrale è quindi la drastica riduzione delle barriere d’ingresso al crimine informatico. L’AI consente a soggetti meno preparati di utilizzare strumenti prima riservati agli specialisti e permette ai gruppi più organizzati di moltiplicare velocità e scala delle operazioni. La stessa tecnologia, tuttavia, offre nuovi strumenti anche a investigatori e sistemi di sicurezza. La partita si giocherà sulla velocità: secondo TRM Labs, l’equilibrio tra attacco e difesa dipenderà dalla capacità degli strumenti di contrasto e di compliance di evolvere con la stessa rapidità di quelli utilizzati dai criminali. </p>
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		<title>AI, alle imprese mancano 316mila tecnici</title>
		<link>https://festivaldelfuturo.eu/2026/08/19/ai-alle-imprese-mancano-316mila-tecnici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marta Ottaviani]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Aug 2026 06:11:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[intelligenza artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Servono soprattutto persone ad elevata capacità nell&#8217;utilizzo di tecnologie digitali avanzate</p>
<p>Si parla spesso dei posti di lavoro che l’AI porta via, ma mai abbastanza di quelli che crea. Il problema è che bisogna avere competenza specifiche. Nel 2025 le &#8230;</p>
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<p>Servono soprattutto persone ad elevata capacità nell&#8217;utilizzo di tecnologie digitali avanzate</p>



<p>Si parla spesso dei posti di lavoro che l’AI porta via, ma mai abbastanza di quelli che crea. Il problema è che bisogna avere competenza specifiche. Nel 2025 le aziende italiane hanno cercato <strong>621.180 addetti con elevate capacità nell’utilizzo delle tecnologie digitali avanzate</strong>, dall’IA al cloud computing, dai big data all’Internet of Things, fino a realtà virtuale, aumentata e blockchain. Di questi, <strong>315.560, pari al 50,8%, sono risultati difficili da reperire</strong>. È quanto emerge dai dati elaborati da Confartigianato.</p>



<p>Il paradosso è che gli investimenti non mancano. Il <strong>71,8% delle imprese italiane</strong> ha investito in almeno uno degli ambiti della transizione digitale, percentuale che raggiunge il 73,4% nei servizi e il 70,8% nella manifattura, nelle utilities e nelle costruzioni. Il problema arriva quando le nuove tecnologie devono essere integrate concretamente nei processi aziendali: <strong>il 58,6% delle imprese indica proprio la carenza di personale qualificato come principale ostacolo all’utilizzo dell’intelligenza artificiale</strong>. Seguono l’incertezza normativa, segnalata dal 47,3%, la difficoltà di disporre di dati adeguati, al 45,2%, i problemi di privacy e protezione dei dati, al 43,2%, e i costi, al 43%.</p>



<figure class="wp-container-4 wp-block-gallery-3 wp-block-gallery has-nested-images columns-default is-cropped">
<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" width="516" height="284" data-id="45688"  src="https://festivaldelfuturo.eu/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-19-alle-08.09.53.png" alt="" class="wp-image-45688" srcset="https://festivaldelfuturo.eu/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-19-alle-08.09.53.png 516w, https://festivaldelfuturo.eu/wp-content/uploads/2026/08/Screenshot-2026-08-19-alle-08.09.53-480x264.png 480w" sizes="(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) 516px, 100vw" /><figcaption>Immagine da Magnific</figcaption></figure>
</figure>



<p>La carenza di professionalità riguarda tutto il Paese, ma è particolarmente evidente nelle regioni economicamente più forti. <strong>La Lombardia guida la classifica con 60.960 figure difficili da reperire su 121.440 richieste</strong>, seguita da Campania con 31.130, Lazio con 30.780, Veneto con 26.030 ed Emilia-Romagna con 25.640. In termini percentuali il mismatch raggiunge invece il 60,9% in Trentino-Alto Adige e il 60,7% in Umbria.</p>



<p>Tra le province, <strong>Milano registra il fabbisogno maggiore: 29.840 profili introvabili su 64.320 richiesti</strong>. Seguono Roma con 24.580, Napoli con 16.200, Bari con 9.300 e Torino con 9.050. In alcune aree la difficoltà di reperimento è ancora più elevata: a Trento riguarda il 64,2% delle figure cercate, a Padova e Treviso il 59,9%, a Vicenza il 58,1%.</p>



<p>Il rischio è che il deficit di competenze finisca per trasformarsi in un freno alla produttività e allarghi ulteriormente il divario tra grandi gruppi, capaci di attrarre professionalità specializzate, e piccole imprese. Per Confartigianato diventa quindi decisivo rafforzare il collegamento tra <strong>scuola, università, formazione professionale e sistema produttivo</strong>. La sfida dell’IA, insomma, non riguarda soltanto gli investimenti in tecnologia: riguarda soprattutto il capitale umano necessario per utilizzarla.</p>
<p>L'articolo <a rel="nofollow" href="https://festivaldelfuturo.eu/2026/08/19/ai-alle-imprese-mancano-316mila-tecnici/">AI, alle imprese mancano 316mila tecnici</a> proviene da <a rel="nofollow" href="https://festivaldelfuturo.eu">Festival del Futuro</a>.</p>
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