{"id":37760,"date":"2023-07-09T11:28:00","date_gmt":"2023-07-09T09:28:00","guid":{"rendered":"https:\/\/festivaldelfuturo.eu\/?p=37760"},"modified":"2023-07-26T11:42:54","modified_gmt":"2023-07-26T09:42:54","slug":"dobbiamo-ridare-fiducia-a-chi-dubita-della-possibilita-di-uno-sviluppo-sostenibile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/festivaldelfuturo.eu\/en\/2023\/07\/09\/dobbiamo-ridare-fiducia-a-chi-dubita-della-possibilita-di-uno-sviluppo-sostenibile\/","title":{"rendered":"Dobbiamo ridare fiducia a chi dubita della possibilit\u00e0 di uno sviluppo sostenibile"},"content":{"rendered":"<p><em>Dall\u2019Artico al Mediterraneo gli effetti del cambiamento climatico sono incontestabili, ma sui tempi degli interventi e sui loro effetti sociali ci si divide in tutta Europa. Serve una grande operazione culturale, recuperando anche l\u2019esercito di riserva dei delusi.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Di Donato Speroni<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image aligncenter size-large\"><img loading=\"lazy\" width=\"1024\" height=\"768\" src=\"https:\/\/festivaldelfuturo.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/melissa-bradley-96iwiAxOuJw-unsplash-1024x768.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-37761\" srcset=\"https:\/\/festivaldelfuturo.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/melissa-bradley-96iwiAxOuJw-unsplash-980x735.jpg 980w, https:\/\/festivaldelfuturo.eu\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/melissa-bradley-96iwiAxOuJw-unsplash-480x360.jpg 480w\" sizes=\"(min-width: 0px) and (max-width: 480px) 480px, (min-width: 481px) and (max-width: 980px) 980px, (min-width: 981px) 1024px, 100vw\" \/><figcaption>Picture of\u00a0<a href=\"https:\/\/unsplash.com\/@alaskanhoneybee?utm_source=unsplash&amp;utm_medium=referral&amp;utm_content=creditCopyText\">Melissa Bradley<\/a>\u00a0on\u00a0<a href=\"https:\/\/unsplash.com\/it\/s\/foto\/cambiamenti-climatici?utm_source=unsplash&amp;utm_medium=referral&amp;utm_content=creditCopyText\">Unsplash<\/a><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Il battello corre veloce attorno all\u2019isola di V\u00e5gs\u00f8y per mostrarci i quattro fari che in quelle acque difficili guidano le navi fino al porto di Maloy. Oggi il mare \u00e8 calmo, il sole splende come raramente accade sulla bellissima costa norvegese, ma siamo cinque gradi di latitudine sotto il circolo polare artico, il vento \u00e8 fresco e noi turisti mediterranei siamo ben imbacuccati nelle nostre giacche a vento. Invece, il nostro condottiero, il biondo e roccioso Harald (il nome \u00e8 di fantasia ma la storia \u00e8 vera) \u00e8 orgoglioso di stare a prua con una maglietta leggera.<\/p>\n\n\n\n<p>\u201cSto ancor meglio a venti gradi sottozero\u201d, dice in perfetto inglese. Studente di medicina, arrotonda nei mesi estivi facendo la guida turistica. Fino a poco tempo fa lavorava nelle isole Svalbard, nel Mar Glaciale artico, dove accompagnava i turisti in escursioni naturalistiche, in particolare a vedere gli orsi bianchi. Poi se n\u2019\u00e8 andato per due ragioni: la prima \u00e8 che in estate, quando il sole non tramonta mai, anche gli orari di lavoro di fatto si allungano: \u201cnon avevo abbastanza tempo per studiare\u201d. Ma la seconda e pi\u00f9 importante \u00e8 che \u201cci sono sempre meno orsi e sempre pi\u00f9 turisti\u201d. \u201c<em>Now it\u2019s a circus\u201d<\/em>, \u00e8 diventato un circo, dice con tristezza. \u201cE andr\u00e0 sempre peggio,&nbsp;<em>the Artic is finished!<\/em>&quot;.<\/p>\n\n\n\n<p>Harald \u00e8 certamente un ambientalista, ma appartiene a una categoria che purtroppo sta crescendo, di quelli che non hanno pi\u00f9 voglia di battersi perch\u00e9 vedono con i loro occhi gli effetti del cambiamento climatico (pi\u00f9 che mai evidenti nell\u2019Artico, ma anche nel nostro Mediterraneo), mentre i leader politici non riescono a mettersi d\u2019accordo per evitare la catastrofe.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Dagli orsi polari alla polarizzazione italiana<\/strong>. Rientrato dal viaggio, mentre anche l\u2019Italia soffre tutti i guai del cambiamento climatico (calore estivo eccessivo, alluvioni, tempeste di vento e grandine, piogge violente e improvvise dopo mesi di siccit\u00e0),&nbsp;<strong>mi ha colpito l\u2019astrattezza del dibattito politico su questi temi<\/strong>, rilevato del resto da molti commentatori. Un ping-pong tra chi accusa i cosiddetti Gretini (ebbene s\u00ec, anch\u2019io mi dichiaro Gretino) di avere, se non provocato, quantomeno speculato su questa ondata di caldo anomalo, e nega (ma come si fa?) che esistano prove di un cambiamento strutturale delle condizioni del Pianeta, e chi invece vorrebbe perseguire penalmente questo tipo di negazionismo come avviene in certi Paesi per chi nega la Shoah. Posso capire l\u2019indignazione per le sciocchezze che si leggono su certi giornali e si sentono in Tv, ma personalmente sono contrario alla creazione di nuovi delitti d&#8217;opinione).<\/p>\n\n\n\n<p>In mezzo tra queste posizioni estreme, si trova un\u2019articolazione di punti di vista che, come abbiamo sottolineato spesso sui nostri siti, interpretano in modo diverso gli interventi e i tempi della \u201ctransizione energetica\u201de l\u2019impegno per una \u201ctransizione ecologica\u201d che per essere \u201cgiusta\u201d deve tener conto di tutti gli effetti sociali della decarbonizzazione. Purtroppo, \u00e8 in atto un processo di polarizzazione, ben descritto dal politologo&nbsp;<strong>Maurizio Ferrera&nbsp;<\/strong>con un articolo sul&nbsp;<em>Corriere della Sera<\/em>&nbsp;dell\u201911 luglio dal titolo \u201c<a href=\"https:\/\/www.corriere.it\/opinioni\/23_luglio_10\/green-deal-clima-posta-gioco-4a9d08a0-1f4c-11ee-bfca-f44c975a09c3.shtml\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Green deal: il clima e la posta in gioco<\/a>&quot;.<\/p>\n\n\n\n<p>&quot;<em>Vi sono segnali<\/em>\u201d, scrive infatti il professore guardando all\u2019Europa, ma in particolare all\u2019Italia, \u201c<em>di un malumore crescente fra l\u2019opinione pubblica.&nbsp; (&#8230;)<strong>&nbsp;La realizzazione del Green Deal non sar\u00e0 una passeggiata dal punto di vista sociale e politico\u201d.<\/strong>&nbsp;E ancora:\u201c<\/em><em>Com\u2019era prevedibile<strong>, il passaggio dal \u00abbla, bla, bla\u00bb (l\u2019ironico slogan di Greta Thunberg) ai fatti ha subito mobilitato le categorie minacciate dal cambiamento<\/strong><\/em><strong>&quot;<\/strong>. Dopo una panoramica dei movimenti&nbsp;<em>antigreen<\/em>&nbsp;che si stanno affermando in Europa, Ferrera aggiunge:<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00c8 vero che<strong>&nbsp;l\u2019opinione pubblica europea mostra alti livelli di informazione e sensibilit\u00e0 rispetto al cambiamento climatico. Vi \u00e8 anche un\u2019alta propensione ad adottare comportamenti di vita e consumo eco-responsabili<\/strong>. Al tempo stesso, la transizione energetica suscita forti timori circa la possibile perdita di occupazione e reddito. Molti cittadini iniziano a chiedersi: a quanta crescita e benessere dovremo rinunciare per de-carbonizzare l\u2019economia? Siamo sicuri che il welfare pubblico continui a tutelarci? Se questi dubbi si rafforzano, il raggiungimento della neutralit\u00e0 climatica entro il 2050 sollever\u00e0 spinosi problemi di sostenibilit\u00e0 sociale e politica.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Una ricerca promossa da fondazione Lottomatica ha cercato di valutare questo rischio, sulla base di un ampio sondaggio comparato svolto dal dipartimento di Studi Sociali e Politici della Statale di Milano. Dai dati emerge innanzitutto la presenza di due gruppi con priorit\u00e0 diverse. Da un lato troviamo<strong>&nbsp;un 38% di cittadini che attribuiscono priorit\u00e0 alla tutela dell\u2019ambiente rispetto alla crescita economica; dall\u2019altro un 36% che ha preferenze opposte: prima la crescita<\/strong>. Solo un quarto ritiene che i due obiettivi possano essere conciliati tra loro. &nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Il politologo approfondisce l&#8217;analisi con altri dati per fare poi questa diagnosi:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Sembra dunque esserci in Italia un significativo potenziale di resistenza alla transizione e alle sue implicazioni. Un\u2019analisi approfondita dei dati consente di identificare lo \u00abzoccolo duro\u00bb di elettori pi\u00f9 riluttanti. La ricerca lo quantifica in circa il 15%: di nuovo la percentuale pi\u00f9 alta in Europa, superata solo da quella spagnola.&nbsp;<strong>Questo gruppo di elettori privilegia l\u2019obiettivo della crescita e la conservazione del vecchio welfare, anche se ci\u00f2 dovesse compromettere il raggiungimento degli obiettivi sulla neutralit\u00e0 climatica<\/strong>.&nbsp;<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>La contrapposizione fra sostenitori della sostenibilit\u00e0 ambientale e sostenitori del Pil corre in larga misura lungo l\u2019asse socio-economico (livello di reddito, professione, numerosit\u00e0 della famiglia) e in parte lungo l\u2019asse territoriale (Nord verso Sud).<strong>&nbsp;Sono i ceti pi\u00f9 vulnerabili, soprattutto nel Mezzogiorno, a sentirsi pi\u00f9 minacciati.<\/strong>&nbsp;I due gruppi riflettono insomma due diverse basi sociali e i loro interessi. Ci\u00f2 potrebbe rendere pi\u00f9 probabile l\u2019emergenza nel nostro Paese di un inedito conflitto eco-sociale.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Le conclusioni per\u00f2 non sono del tutto negative, perch\u00e9 Ferrera d\u00e0 credito alla possibilit\u00e0 di una politica pi\u00f9 responsabile:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Le divisioni esistenti all\u2019interno dell\u2019opinione pubblica sono importanti, ma anche relativamente malleabili: contano molto i segnali trasmessi dai policy makers. C\u2019\u00e8 anche una percentuale elevata di cittadini che non prende per ora posizione sulle alternative.&nbsp;<strong>Vi sono dunque i margini per gestire la transizione senza far esplodere nuove tensioni distributive<\/strong>. Data la posta in gioco, una classe politica responsabile dovrebbe sforzarsi di evitare questo scenario. Accompagnando le rassicurazioni generiche con proposte concrete. E soprattutto ribadendo che la lotta al cambiamento climatico non \u00e8 pi\u00f9 un problema fra tanti, ma una vera e propria emergenza che mette a repentaglio l\u2019intero pianeta.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>I capisaldi di una nuova strategia<\/strong>. Quello indicato da Ferrera non \u00e8 un compito facile per la classe politica, che si tratti di chi ha in mano il volante in questo momento o di chi suo malgrado \u00e8 costretto a criticare dal sedile posteriore:&nbsp;<strong>non pu\u00f2 esserci, infatti, una strategia responsabile sullo sviluppo sostenibile senza un adeguato consenso dell\u2019opinione pubblica.<\/strong>&nbsp;Questo consenso, per affrontare quello che si profila come il pi\u00f9 importante appuntamento geopolitico della prima met\u00e0 del secolo e cio\u00e8 la lotta al cambiamento climatico con tutte le sue conseguenze ambientali, economiche e sociali, va costruito sull\u2019informazione e sulla consapevolezza delle scelte necessarie per un domani decente per tutta l\u2019umanit\u00e0: per cambiare senza che nessuno \u201cresti indietro\u201d, parafrasando il preambolo dell\u2019Agenda 2030.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Da oltre sette anni l\u2019ASviS \u00e8 impegnata con tutte le sue iniziative in questa azione di advocacy, informazione e cultura dello sviluppo sostenibile<\/strong>, oggi pi\u00f9 che mai necessaria. Nei giorni scorsi si sono tenute le riunioni degli organi dell\u2019Alleanza previsti dal nuovo&nbsp;<a href=\"https:\/\/asvis.it\/missione\/\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">Statuto<\/a>: le Assemblee degli Aderenti e dei Soci e la Consulta, che con i presidenti e il direttore scientifico riunisce lo staff, i coordinatori dei gruppi di lavoro e una rosa di esperti. In un contesto certamente difficile per l\u2019attuazione dell\u2019Agenda 2030, in Italia e non solo, si \u00e8 fatto il punto sul grande lavoro svolto dall\u2019Alleanza nel primo semestre del 2023 ed \u00e8 stata avviata la discussione per la costruzione di una strategia valida per il biennio 2024-2025.<\/p>\n\n\n\n<p>Linee e strumenti di questa visione operativa di medio termine saranno elaborate con il concorso del Comitato scientifico in fase di costituzione, ma certamente prevederanno&nbsp;<strong>un\u2019intensificazione di tutte le iniziative rivolte all\u2019intera opinione pubblica<\/strong>, per promuovere una maggiore consapevolezza e un maggior impegno sulle scelte necessarie in questo momento. Programmi culturali, collaborazione con i territori, rinnovamento dei nostri documenti principali con nuove forme di comunicazione, preparazione del Festival dello Sviluppo Sostenibile 2024 dopo il grande successo dell\u2019edizione di quest\u2019anno, sono alcuni dei capisaldi del lavoro che ci attende.&nbsp; &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Programma impegnativo, reso ancora pi\u00f9 vasto dalla necessit\u00e0 di formare meglio chi \u00e8 disposto ad impegnarsi per lo sviluppo sostenibile, di dialogare costruttivamente (quando \u00e8 possibile) con gli scettici, ma soprattutto di indicare le possibili alternative quando il raggiungimento dei nuovi equilibri pu\u00f2 essere affrontato con strade diverse. Ed \u00e8 qui dove \u00e8 fondamentale coinvolgere anche i tanti italiani che hanno la stessa posizione del biondo Harald, sulla presunta inarrestabilit\u00e0 del degrado; mobilitare l\u2019esercito di riserva dei delusi per i quali la battaglia sembra perduta e che propendono per un \u201csi salvi chi pu\u00f2\u201d, atteggiamento che colpisce innanzitutto i pi\u00f9 deboli, ma che alla lunga non salva nessuno. &nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Si pu\u00f2 ancora invertire la rotta, come non si stanca di ripetere, tra gli altri, il segretario generale dell\u2019Onu\u00a0<strong>Ant\u00f3nio Guterres.\u00a0<\/strong>L<em>\u2019<strong><a href=\"https:\/\/asvis.it\/notizie\/2-17372\/i-messaggi-dellhlpf-agenda-2030-e-pace-sono-interdipendenti-si-rafforzano-a-vicenda\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\">High level political forum<\/a><\/strong><\/em>, l\u2019appuntamento annuale sull\u2019attuazione degli Obiettivi di sviluppo sostenibile nel mondo, si \u00e8 appena concluso, pur riconoscendo i tanti ritardi aggravati da pandemie e invasione russa in Ucraina, con un messaggio importante:\u00a0<strong>non pu\u00f2 esserci pace se non ci avviciniamo alla realizzazione dell\u2019Agenda<\/strong>. E non si pu\u00f2 realizzare l\u2019Agenda senza una vera collaborazione internazionale, leva indispensabile per una politica non soltanto di mitigazione del cambiamento climatico, ma pi\u00f9 in generale per una giusta transizione sociale. Sono temi che verranno discussi dai Capi di Stato e di Governo al Summit sullo stato dell\u2019Agenda 2030 di settembre, in occasione dell\u2019Assemblea Generale dell\u2019Onu. Anche l\u2019ASviS sar\u00e0 presente al Summit dal quale,\u00a0 \u00a0evitando il rischio di una passerella fatta di discorsi di prammatica, \u00a0speriamo emergano proposte di accelerazione del cammino verso una sostenibilit\u00e0 a tutto tondo, in grado di\u00a0<strong>rimotivare gli Harald di tutto il mondo<\/strong>. \u00a0\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dall\u2019Artico al Mediterraneo gli effetti del cambiamento climatico sono incontestabili, ma sui tempi degli interventi e sui loro effetti sociali ci si divide in tutta Europa. Serve una grande operazione culturale, recuperando anche l\u2019esercito di riserva dei delusi. 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