Stagnazione secolare vs ottimismo tecnologico. Scenari (contrapposti) futuri per l’economia globale

Nov 12, 2019 | News

Due poli e in mezzo tante risposte da cercare. Quelle che stanno fra la stagnazione secolare, paventata da alcuni economisti e l’ottimismo tecnologico di chi preconizza ripresa e crescita dei mercati con conseguente benessere generale. «Tra stagnazione secolare e ottimismo tecnologico: quale futuro per economia e finanza nel XXI secolo» è uno dei panel del Festival del Futuro, in programma in Fiera di Verona sabato 16 e domenica 17 novembre.

Un appuntamento in collaborazione con Università Bocconi e Oxford Economics: un faccia a faccia tra Mario Anolli, professore di gestione dei rischi finanziari, etica della finanza e risk management all’Università Cattolica di Milano, Francesco Daveri, professor of practice di macroeconomics e direttore Full-Time MBA, SDA Bocconi, Veronica De Romanis, docente di politica economica alla Stanford University e alla Luiss, e Emilio Rossi, ceo di EconPartners e senior advisor di Oxford Economics.

Enrico Sassoon, direttore di HBR Italia, delinea le due polarità coinvolte. «Perché “stagnazione secolare”? In poche parole, questa aspettativa si fonda sulla constatazione che gli sviluppi tecnologi e produttivi, ma anche i modelli di business delle imprese e gli accadimenti nel campo finanziario, non riescono più a generare sufficienti aumenti di produttività. Una dinamica che potrebbe venire intensificata nei prossimi anni a causa dell’invecchiamento della popolazione in quasi tutti i Paesi e della crescita delle disparità di reddito (diseguaglianze). Su tutto pesa poi l’onere di altissimi debiti sovrani nei paesi più importanti, che rendono difficile, se non impossibile, il ricorso a politiche fiscali di stimolo all’economia». Dall’altro lato, invece, «si pongono gli irriducibili ottimisti tecnologici, coloro che ritengono che l’information technology, o più in generale la digitalizzazione, assieme a robotica avanzata e intelligenza artificiale produrranno nei prossimi anni straordinari effetti virtuosi, incentivando un’economia sempre più efficiente e aumenti di produttività totale che oggi non possiamo ancora neppure intravvedere».